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Napolitano Store, fine dei giochi: sequestrata l’azienda del tiktoker dei “prezzi stracciati”

by Pietro Di Marco
14/01/2026
in Cronaca
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chiusi i negozi di Napolitano store copia
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Per migliaia di follower era il “re degli sconti”, l’imprenditore capace di sfidare le leggi del mercato proponendo iPhone, elettrodomestici e tecnologia di ultima generazione a prezzi impossibili per la concorrenza. Oggi, però, la saracinesca di quel regno digitale e fisico è calata, forse definitivamente. La Guardia di Finanza ha posto sotto sequestro l’intero compendio aziendale riconducibile ad Angelo Napolitano, il noto tiktoker titolare di Napolitano Store.

L’operazione, eseguita questa mattina, mercoledì 14 gennaio 2026, segna l’epilogo di un’indagine che aveva già scosso l’ambiente lo scorso settembre. Secondo gli inquirenti, dietro quei “prezzi pazzi” ostentati sui social non c’era una strategia di marketing geniale, ma un colossale meccanismo di frode sull’IVA che avrebbe continuato a girare anche dopo i primi provvedimenti giudiziari.

Il blitz all’alba: sequestrata l’intera azienda

I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno bussato nuovamente alla porta della società con sede a Casalnuovo di Napoli. Questa volta, il decreto emesso dal GIP del Tribunale di Nola non lascia margini di manovra: l’oggetto del provvedimento è “l’intero compendio aziendale”. Significa che l’attività commerciale, sia fisica che online, è stata congelata.

La decisione drastica è arrivata perché, secondo le Fiamme Gialle, la società non si era fermata. Nonostante fosse già finita nel mirino degli investigatori pochi mesi fa, l’azienda avrebbe “continuato a perpetrare le condotte illecite”, in particolare l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Un sistema che permetteva di abbattere i costi fiscali e, di conseguenza, di vendere al pubblico a prezzi fuori mercato, drogando la concorrenza onesta.

Dal primo sequestro alla recidiva: cosa è successo

Per capire la portata dell’operazione di oggi, bisogna riavvolgere il nastro al 17 settembre scorso. In quella data, la Procura aveva già sferrato un primo colpo durissimo all’impero di Napolitano. Le indagini avevano portato a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per una cifra monstre: 5.740.561 euro.

Quella somma rappresentava, secondo l’accusa, il profitto illecito accumulato grazie all’evasione fiscale. Il Tribunale del Riesame aveva successivamente confermato la solidità dell’impianto accusatorio, respingendo i ricorsi della difesa. Ma evidentemente, il messaggio non era stato recepito. La Procura ha raccolto prove secondo cui, anche dopo quel 17 settembre, il meccanismo fraudolento non si era inceppato, ma continuava a macinare fatture false e profitti, rendendo necessario il sequestro totale dell’azienda per interrompere il reato.

Il meccanismo della frode: perché i prezzi erano così bassi?

Molti utenti sui social si chiedevano spesso: “Come fa a vendere a meno del prezzo di costo?”. La risposta, secondo la Guardia di Finanza, risiede nel classico schema delle “Frodi Carosello”. Semplificando un meccanismo complesso, l’azienda riusciva a non versare l’IVA dovuta allo Stato grazie all’interposizione di società “cartiere” (scatole vuote intestate a prestanome) che emettevano fatture false.

Non versando il 22% di IVA, l’imprenditore poteva permettersi di abbassare i prezzi al pubblico di una percentuale simile, sbaragliando la concorrenza dei grandi negozi di elettronica che invece le tasse le pagavano. Il consumatore finale, attratto dal risparmio, acquistava ignaro, alimentando inconsapevolmente il circuito.

Lo Yacht da 16 metri e la “bella vita” sui social

Angelo Napolitano non era un imprenditore che amava l’ombra. Al contrario, la sua forza era l’esposizione mediatica. Su TikTok e Instagram, i video promozionali si alternavano a sprazzi di vita lussuosa, creando il personaggio dell’imprenditore di successo venuto dal nulla. Un’immagine che strideva con le risultanze fiscali.

Già nell’operazione di settembre, tra i beni sequestrati, spiccava uno Yacht di lusso lungo 16,5 metri. L’imbarcazione, sebbene formalmente intestata a terze persone (un classico espediente per schermare i beni), era di fatto nella piena disponibilità di Napolitano, che lo utilizzava come se fosse suo. Questo dettaglio aveva acceso ulteriormente i riflettori sulla discrepanza tra i redditi dichiarati e il tenore di vita reale.

Cosa succede ora ai clienti?

Con il sequestro dell’intero compendio aziendale, l’operatività di Napolitano Store subisce uno stop forzato. Il sito web e il punto vendita fisico passano sotto il controllo dell’amministrazione giudiziaria. Per i clienti che hanno effettuato ordini recenti non ancora evasi, si apre una fase di incertezza: sarà l’amministratore giudiziario nominato dal Tribunale a dover gestire le pendenze e valutare la situazione contabile della società.

La parabola di Napolitano Store è un monito potente nell’era del commercio social: quando un affare sembra troppo bello per essere vero, spesso c’è un prezzo nascosto che qualcun altro (in questo caso lo Stato e la collettività) sta pagando.

Tags: Angelo NapolitanoCronaca NapoliFrode FiscaleGuardia di FinanzaNapolitano StoreSequestro Beni.TikTok
Pietro Di Marco

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