Cronaca

Omicidio Santo Romano, si cercano i complici: “Ho sparato nel mucchio”

Continuano ad emergere dettagli della maledetta sera in cui Santo Romano, giovane di 19 anni di Casoria, è morto ammazzato a San Sebastiano. Luigi, il 17enne presunto assassino, avrebbe confessato di aver sparato, ma ha dichiarato di non aver compreso subito la gravità del suo gesto, negando di aver avuto intenzione di uccidere. Dopo il delitto, Luigi è fuggito verso Napoli, nella zona di Chiaia, dove ha gettato la scheda SIM per evitare tracciamenti. Di fronte al gip del Tribunale per i Minorenni, il ragazzo ha fornito la sua versione dei fatti, sostenendo che l’alterco sarebbe iniziato per un pestone accidentale, ma sarebbe poi degenerato quando Santo avrebbe lanciato una pietra contro la sua auto e afferrato Luigi per un braccio. A quel punto, il giovane ha impugnato la pistola e ha fatto fuoco.

La famiglia di Luigi ha espresso pubblicamente il proprio dispiacere e chiesto perdono alla famiglia di Santo tramite una lettera, diffusa dal loro avvocato Luca Raviele. La madre di Luigi ha descritto una famiglia umile, dichiarando di aver sempre seguito il figlio e di aver cercato assistenza psichiatrica quando era piccolo, ma che negli ultimi anni Luigi era diventato difficile da gestire, rifiutando cure e terapie. La procuratrice Maria De Luzenberger ha inoltre confermato che Luigi era stato in passato detenuto a Nisida, dove era risultato capace di intendere e volere.

Parallelamente, le indagini si concentrano su eventuali complici. Oltre a Luigi, è indagato anche un diciottenne di Barra, identificato come il possibile complice nel crimine e nella fuga. Gli investigatori stanno approfondendo se questo giovane abbia avuto un ruolo nella gestione dell’arma o nell’omicidio stesso. Si sospetta inoltre il coinvolgimento di figure legate alla criminalità organizzata del quartiere di Barra, noti per la glorificazione delle armi sui social.

Luigi ha raccontato di aver vomitato sangue dopo aver appreso di aver ucciso Santo, ammettendo di aver realizzato la tragedia solo dopo aver visto la notizia sul cellulare. Rimangono però domande aperte, tra cui il destino dell’arma e l’identità dei possibili protettori che potrebbero averlo aiutato a nascondersi dopo l’omicidio.