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Home Cronaca

Omicidio Ylenia Musella, la ragazza era indagata per truffa ad un’anziana

by Pietro Di Marco
04/02/2026
in Cronaca
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Ylenia mentre si scatta un selfie
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Il destino, a volte, scrive sceneggiature crudeli in cui le date si accavallano in modo inquietante. Ylenia Musella, la 22enne brutalmente uccisa a coltellate nel rione Conocal di Napoli per mano del fratello, aveva un appuntamento segnato sul calendario. Un appuntamento a cui non si presenterà mai. A metà febbraio, tra pochi giorni, Ylenia era attesa nelle aule del Tribunale de L’Aquila.

Doveva rispondere, in un processo per direttissima, di un reato odioso che getta un’ombra sulla sua breve vita: una truffa ai danni di un’anziana di 90 anni. Una vicenda che risale allo scorso autunno e che spiega, in parte, perché la ragazza si trovasse vincolata a Napoli con un obbligo di dimora.


La trasferta criminale e il raggiro della “nipote che piange”

Per capire il contesto in cui Ylenia viveva prima della tragedia di via Al Chiaro di Luna, bisogna riavvolgere il nastro al 30 ottobre dello scorso anno. Ylenia, insieme a un complice minorenne (un 17enne, anch’egli napoletano), aveva lasciato la Campania per una “trasferta” in Abruzzo. Obiettivo: L’Aquila.

La vittima designata era una donna di 90 anni, colpita nel modo più vile: facendo leva sugli affetti familiari. Il copione messo in atto dai due era quello, purtroppo classico, del “finto incidente” o del pericolo imminente. L’anziana aveva ricevuto una telefonata terrorizzante: dall’altra parte del filo, un uomo si era qualificato come vigile urbano.

“Sua nipote è nei guai, la sua auto è stata notata sul luogo di una rapina”. Per rendere tutto più credibile e drammatico, il truffatore aveva fatto sentire in sottofondo il pianto disperato di una donna, lasciando intendere all’anziana che fosse proprio la nipote in pericolo. Una pressione psicologica fortissima, studiata per mandare in tilt la vittima e costringerla a obbedire.

Il ruolo di Ylenia e l’entrata in scena del 17enne

Mentre l’anziana era al telefono, paralizzata dalla paura, scattava la seconda fase del piano. Al sedicente vigile si sostituiva la richiesta perentoria: bisognava raccogliere tutto l’oro presente in casa per farlo “controllare” o come “cauzione”.

A quel punto entrava in azione il complice 17enne di Ylenia. Nonostante la giovanissima età, il ragazzo si era presentato alla porta della 90enne con modi autoritari, spacciandosi per un Carabiniere in borghese incaricato di ritirare i gioielli. L’anziana, fidandosi della divisa (seppur evocata) e terrorizzata per la nipote, aveva consegnato tutto: monili, ricordi di una vita, preziosi.

Ylenia, in questa sceneggiatura criminale, aveva un ruolo chiave: era l’autista. Aspettava in auto, col motore acceso, pronta a garantire la fuga veloce verso Napoli una volta recuperato il bottino.

L’errore fatale e l’arresto in flagranza

Il piano sembrava perfetto, ma i due non avevano fatto i conti con l’intuito dei veri Carabinieri del capoluogo abruzzese. Una pattuglia in servizio di controllo aveva notato quella vettura ferma, col motore acceso, in una zona residenziale tranquilla. Un dettaglio sospetto.

I militari avevano osservato la scena: il 17enne era uscito di corsa dal portone, stringendo un sacchetto tra le mani, e si era tuffato nell’auto guidata da Ylenia. L’alt è stato immediato. Non c’è stato scampo. Nel sacchetto, i carabinieri hanno trovato l’intera refurtiva, compresa una fede nuziale di enorme valore affettivo per la vittima 90enne, a cui è stata subito restituita.

L’obbligo di dimora e la fine tragica

L’arresto in flagranza per truffa aggravata in concorso aveva portato a conseguenze immediate. Dopo l’udienza di convalida, il giudice aveva disposto per entrambi una misura cautelare precisa: l’obbligo di dimora nel Comune di Napoli per la durata di tre anni. Ylenia non poteva lasciare la sua città.

Era in attesa di quel processo, fissato proprio per la metà di questo mese a L’Aquila, dove avrebbe dovuto difendersi dalle accuse. Un appuntamento legale che ora verrà cancellato d’ufficio per “morte del reo”. Resta l’amarezza di una vita giovane finita nel sangue, una vita che stava attraversando strade tortuose e che non avrà mai la possibilità di cambiare direzione o di pagare il suo debito con la giustizia.

Nota a margine: Mentre il procedimento a carico di Ylenia si estingue, prosegue quello a carico del complice 17enne, di competenza del Tribunale per i Minorenni. Una storia di disagio giovanile che unisce, in un filo rosso tragico, le periferie di Napoli e le cronache giudiziarie di mezza Italia.
Tags: Cronaca GiudiziariaL'AquilanapoliPonticelliTruffe AnzianiYlenia Musella
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