Ventinove anni dopo, c’è una pista importante nelle indagini sulla scomparsa di Mariano Farina e Salvatore Colletta, i ragazzini di 12 e 15 anni spariti nel nulla il 31 marzo 1992, a Casteldaccia. Una pista che porta alla villa di un imprenditore vicino all’ex sindaco Vito Ciancimino, si trova sul lungomare, in contrada Gelso. Qualche mese fa, in gran segreto, i carabinieri ci sono arrivati con uno dei testimoni chiave di questa storia, è il fratello di Salvatore: Ciro, che oggi ha 42 anni, nel 1992 aveva subito parlato di una villa dove era stato il giorno prima della scomparsa, con Mariano e un altro amico. “Lì, abbiamo rubato qualcosa”, raccontò. Dalla sua descrizione, gli investigatori erano arrivati a un’abitazione. Ma non era quella giusta.
Ventinove anni dopo, ecco il colpo di scena nell’ambito delle ultime indagini condotte dai sostituti procuratori Francesca Mazzocco e Gaspare Spedale. Ciro Colletta è stato ascoltato nuovamente, ha offerto dettagli molto precisi sul giorno precedente alla scomparsa. E gli investigatori hanno deciso un sopralluogo sul lungomare di Casteldaccia. Lì dove Mariano e Salvatore sarebbero andati il giorno dopo, e questa volta avrebbero incontrato qualcuno. Un incontro fatale.
“Le indagini devono proseguire – di ce l’avvocato Bonaventura Zizzo, che assiste i familiari di Salvatore Colletta – la pista deve essere approfondita”. Ma, purtroppo, al momento, il tempo è scaduto: sono finiti i sei mesi che la gip Antonella Consiglio aveva assegnato per i nuovi approfondimenti, la procura è tornata a chiedere l’archiviazione del caso. I familiari di Colletta si oppongono, sollecitano ulteriori approfondimenti. Dice ancora l’avvocato Zizzo: “Altre persone potrebbero conoscere particolari importanti sulle ultime risultanze emerse”.
La mattina prima della scomparsa, i ragazzi avevano marinato la scuola per andare a mare. “Farina fece il bagno e poi entrò in una villa, per farsi la doccia – ha raccontato Ciro Colletta – non voleva che sua madre sentisse l’odore della salsedine”. Ma in quella villa non c’era l’acqua. Mariano si spostò nell’abitazione accanto. “Lo sentimmo esclamare – prosegue il testimone – “Guarda che c’è qua, il ben di Dio””. C’era una grande gabbia, con un merlo indiano. C’era anche un coniglio. E poi ancora una gabbia vuota, una canna da pesca. I ragazzi si divisero la refurtiva.
Il giorno dopo, Farina e Colletta sarebbero tornati in quella casa sulla strada statale 113. Cosa è accaduto? Da lì potrebbero ripartire le indagini. Oggi, quella villa è confiscata. Nell’inchiesta ha fatto capolino anche un custode-giardiniere della casa, ma non è ancora chiaro chi sia. Ecco perché la famiglia Colletta chiede nuove indagini.
Questa storia resta ancora piena di misteri. Fino a qualche tempo fa, nessun pentito di mafia aveva mai saputo offrire spunti per le indagini.
Di recente, un’indicazione seppur generica è arrivata da un ex boss della famiglia di Bagheria, è Giuseppe Carbone. Ha messo a verbale: “Una volta ne parlai con gli Scaduto (mafiosi autorevoli della zona – ndr), mi dissero: “Chissà che cosa hanno visto entrando in qualche villa. E magari li hanno sciolti nell’acido”. Parole inquietanti.
Cosa è accaduto per davvero? La sorella di Salvatore Colletta, Maria Grazia, è da anni impegnata nella ricerca della verità. I Farina, invece, sono andati via dalla Sicilia nel 1999, vivono ormai negli Stati Uniti, seguono a distanza il caso attraverso le avvocate Roberta Gentileschi e Laura Genovesi. “Non spegniamo i riflettori su questa vicenda”, ribadiscono le famiglie.
