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L’appello del vice presidente dello Stabile di Napoli Di Marzio: “Non spegnete la luce della cultura. Salviamo chi vive di arte”

by Pietro Di Marco
26/10/2020
in Attualità
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L’appello del vice presidente dello Stabile di Napoli Di Marzio: “Non spegnete la luce della cultura. Salviamo chi vive di arte”
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“Vorrei lanciare un appello a favore del comparto culturale del nostro Paese e invitare il governo a rivedere la chiusura di cinema e teatri e, in ogni caso, a ristorare adeguatamente un settore produttivo che vale miliardi di euro, centinaia di migliaia di posti di lavoro e soprattutto l’alimento indispensabile per la crescita civile del Paese”. Sono le parole dell’avvocato e vicepresidente del Teatro Stabile di Napoli Emilio Di Marzio che ha lanciato questa mattina direttamente dal suo profilo Facebook un appello alle istituzioni. Uno sfogo dopo il Dpcm, l’ennesimo, firmato dal Premier Conte. Secondo quanto emerge dal decreto, per motivi di sicurezza, saranno chiusi anche teatri e cinema. “Non vorrei essere nei panni di chi governa questa fase così terribile, in cui è davvero difficile trovare un bilanciamento tra la guerra al virus e la necessità l’economia e la tenuta sociale non subiscano un colpo mortale – ha continuato nella lettera il vice presidente Di Marzio –  Soprattutto ora, con questa seconda ondata, quando le risorse ingenti impiegate nella prima fase dal governo nazionale e regionale in Campania per fronteggiare l’emergenza economica cominciano a essere scarse.
Proprio per questa consapevolezza, non mi iscrivo alle tifoserie e provo a ragionare laicamente. Confesso subito che avrei preferito, e penso saremmo ancora in tempo per farlo, delle forme di prelievo forzoso da stipendi e conti correnti dei cosiddetti garantiti. Nulla di bolscevico ma un piccolo straordinario segnale chiesto a ciascun contribuente che vive in settori non direttamente toccati dall’emergenza verso contribuenti che invece sono danneggiati drammaticamente da chiusure più o meno severe. Tra queste categorie, mi sia consentito lanciare un appello a favore del comparto culturale del nostro Paese e invitare il governo a rivedere la chiusura di cinema e teatri e, in ogni caso, a ristorare adeguatamente un settore produttivo che vale miliardi di euro, centinaia di migliaia di posti di lavoro e soprattutto l’alimento indispensabile per la crescita civile del Paese.
So che bene di trovare in Franceschini, a mia memoria il migliore Ministro della Cultura da molti decenni, un orecchio attento e sensibile.
Come scrive il direttore del nostro Stabile Roberto Andò la chiusura è ‘un colpo che può diventare mortale’ per il teatro come per il cinema”.
Con coraggio, quest’estate, lo Stabile di Napoli ha deciso di tenere la stagione estiva e di farlo in tutta sicurezza al Maschio Angioino, con estrema severità nell’applicazione dei protocolli di sicurezza.
Chi è andato alla Mostra del Cinema di Venezia o semplicemente al cinema sotto casa, o chi si è recato ai primi spettacoli della stagione al chiuso dei nostri teatri ha avuto modo di verificare quanto l’ampiezza degli spazi a fronte di un numero limitatissimo di posti occupati, le file separate, l’obbligo di mascherina e distanziamento abbiano reso cinema e teatri luoghi sicuri.
Questo blocco, per quanto ci si augura con Franceschini sia ‘il più breve possibile’, mette in seria difficoltà economica i teatri, i cinema, le produzioni, la compagnie, le maestranze, i tecnici e gli attori, tutti già provati da molti mesi.
E mette non meno in difficoltà il pubblico, il vero grande protagonista di quel rito collettivo che è l’arte, una condivisione simbolica delle emozioni e dei sentimenti, un divino anacronismo.
Non ho soluzioni facili in tasca e non me la prendo indistintamente con la classe politica e di governo.
So quanto il governo nazionale, tra mille difficoltà di bilancio, ha fatto in questi anni per la cultura del paese e quanto la prima giunta De Luca abbia creduto, anche con risorse incredibili, nel comparto in Campania.
Vorrei tuttavia, con questo semplice appello, contribuire perché non si spenga la luce.
Quella delle sale certo e soprattutto quella dell’attenzione verso un mondo straordinario, della magia, della meraviglia, dell’incanto”.

I Dati

Eppure il settore culturale, secondo i dati forniti dall’Associazione generale italiana dello spettacolo sembrerebbe quello meno colpito dai contagi. Sono stati monitorati ben 347.262 spettatori che hanno preso parte a spettacoli di lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze ad evento, dal giorno della riapertura dopo il lockdown, il 15 giugno, al 3 ottobre. Il risultato? Un solo caso di contagio segnalato dalle Aziende sanitarie territoriali. Non si riesce a spiegare con i dati, dunque, la natura del provvedimento del governo che chiude cinema e teatri fino al 24 novembre.
Pietro Di Marco

Pietro Di Marco

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