Cronaca

Giallo Emanuela Orlandi, arriva il risultato dei resti delle ossa ritrovate

“Non ci arrendiamo”. È questo l’appello lanciato dai familiari di Emanuela Orlandi la studentessa vaticana scomparsa nel nulla 37 anni fa, dopo il ritrovamento di frammenti ossei nel cimitero Teutonico del Vaticano, che in seguito a verifiche sono risultati non essere appartenenti alla giovane.

Nessuno dei 60 campioni analizzati, provenienti dal Cimitero Teutonico, è successivo al 1955. È il risultato delle analisi di datazione al radiocarbonio effettuate al CEDAD, il Centro di Fisica applicata, datazione e diagnostica del Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio de Giorgi” dell’Università del Salento, sui resti osteologici giunti nell’ambito del caso della scomparsa di Emanuela Orlandi.

“Le analisi avevano lo scopo di determinare la compatibilità dei resti con la ragazza scomparsa il 22 giugno del 1983 – spiega il professor Gianluca Quarta, docente di Fisica applicata all’Università del Salento -. Complessivamente, sono stati selezionati e analizzati con il sofisticato acceleratore Tandetron da 3 MV del CEDAD circa 60 campioni.

Nei laboratori chimici del CEDAD è stato estratto il collagene osseo, la frazione più adatta per la datazione al radiocarbonio”.I resti sono stati datati in un periodo successivo al 1900. L’avvocata Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi ha spiegato che “le analisi relative alla datazione delle ossa rinvenute nell’ossario attiguo al cimitero Teutonico, eseguite dal laboratorio Cedad dell’Università del Salento, hanno evidenziato l’esistenza di alcuni frammenti ossei databili negli anni successivi al 1900”.

Tutto era iniziato nel luglio 2019 con la richiesta della famiglia Orlandi, subito accettata dal Vaticano, di aprire due tombe all’interno del Cimitero Teutonico dove si ipotizzava fossero stati occultati i resti della ragazza. Ma al momento dell’apertura le tombe furono trovate completamente vuote.

Non solo non c’erano i resti di Emanuela, ma nemmeno quelli delle due principesse che, stando alle lapidi, erano state sepolte lì dentro. Il Vaticano decise allora di aprire anche gli ossari rinvenuti poco distanti dalle due tombe contenenti migliaia di reperti. Ma per il perito nominato dalla Santa Sede quelle “ossa non risalgono a epoca successiva alla fine del 1800”.

Il Vaticano precisò, inoltre, che il consulente di parte della famiglia Orlandi “ha avanzato richiesta di accertamenti di laboratorio su circa settanta reperti ossei.

Il professor Arcudi e la sua equipe non hanno avallato la richiesta perché le medesime strutture ossee hanno caratteri di datazione molto antichi. Per questi motivi, i campioni sono stati repertati e trattenuti presso il comando della Gendarmeria a disposizione del promotore di giustizia”.

Ora, invece, le autorità vaticane hanno dato alla famiglia di Emanuela la possibilità di procedere privatamente a eventuali ulteriori accertamenti proprio su questi frammenti. Il segnale che il caso Orlandi non è ancora concluso.

di Antonio Giannetti