Cronaca

Caso Ciro Grillo, Spunta i messaggi nella chat “All’inizio non voleva”

Il giorno dopo tra i quattro ragazzi di Genova non c’è un briciolo di consapevolezza di quanto è appena accaduto. Da quello che raccontano e si raccontano nelle chat, finite agli atti dell’inchiesta della procura di Tempio Pausania, non sospettano minimamente che la nottata folle con Silvia e con Roberta nella casa della famiglia Grillo a Cala di Volpe, avrà, per tutti, un esito disastroso. Ciro Grillo, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria e Francesco Corsiglia, il giorno dopo, sono sereni e divertiti.

Di più. Nei messaggi che si scambiano con gli amici rimasti a Genova, tra epiteti osceni e dispregiativi che non riportiamo ma che sono facilmente intuibili, si vantano del “trofeo”. Di una studentessa italo-norvegese, conosciuta al Billionaire, con la quale avevano bevuto e avuto rapporti sessuali. Corsiglia da solo, gli altri tre in gruppo. “È stato forte”, risponde uno degli indagati a un amico che lo tartassa di “dimmi”, “dimmi cos’è successo ieri”. Una curiosità che riesce a sedare solo con un “poi ti dirò, fra’, sono stanchissimo…”.

Il procuratore capo Gregorio Capasso e la pm Laura Bassani tra pochi giorni scriveranno le richieste di rinvio a giudizio per i fatti del 17 luglio 2019. L’accusa per tutti è di violenza sessuale aggravata dall’uso degli alcolici. Il fascicolo di indagine nei mesi scorsi ha preso corpo con gli screenshot dei telefonini degli accusati, le chat di Whatsapp, i messaggi scambiati su Instagram con i partecipanti di “Official Mostri”, un gruppo privato (ora rimosso) di cui facevano parte Ciro Grillo e gli altri, e il cui motto è “Vivere sempre e comunque da mostro, seguire le 3 regole per essere un mostro: scittare, bere, bettare”. Scittare, bere e bettare: in dialetto fumare (o prendere in giro), bere e scommettere.

Sono centinaia di scambi. Frastagliati. Botta e risposta a monosillabi ed emoticon, vagliati dagli inquirenti uno per uno. Complessivamente, occupano un terabyte di spazio sugli hard disk. Chi li ha consultati tutti, non ha dubbi sul tenore delle conversazioni tenute nelle 48 ore successive al festino a casa Grillo: “Si vantavano della nottata, eccome se si vantavano. E non c’era in loro alcun tipo di ragionamento o valutazione dello stato psico-fisico in cui si trovava Silviaquella notte”.

Nelle carte ci sono alcuni dialoghi che gli inquirenti hanno sottolineato in neretto perché ritenuti più interessanti degli altri. Come quello in cui uno dei quattro scrive: “All’inizio sembrava che non volesse…”. Una frase interpretabile in modi opposti, a seconda dell’utilità di parte: per l’accusa, un indizio che Silvia non era consenziente prima di aver bevuto la vodka; per le difese, invece, un segnale che la studentessa milanese avrebbe cambiato idea nei confronti dei ragazzi, decidendo con coscienza di avere rapporti sessuali con loro. “3 vs 1”, scrivono agli amici, sintetizzando e certificando ciò che si vede nel famoso video di 24 secondi girato con lo smartphone. “Io ritengo, invece, che non ci sono elementi di valutazione delle prove in quelle chat”, sostiene Romano di Raimondo, che difende insieme a Gennaro Velle il 21 enne Francesco Corsiglia.

Forse è così. È un fatto, però, che la storia della serata e del post serata tra il 16 e il 17 luglio di due estati fa ha fatto presto il giro delle conoscenze più intime dei quattro di Genova. “Ma com’era?”, insiste un amico, desideroso di avere dettagli estetici di Silvia. “Niente di che”, rispondono. A stare all’avviso di chiusura delle indagini, notificato una settimana fa agli indagati, attraverso le chat non sono state condivise all’esterno della cerchia le foto e i video girati durante i rapporti, altrimenti sarebbe scattato il reato di revenge porn.

Silvia e Roberta, nella vita di Ciro Grillo e gli altri, erano e dovevano rimanere una meteora di qualche ora. Destinata a diventare la goliardata da ricordare una volta tornati a casa. Le cose sono andate diversamente. Il 26 luglio 2019 Silvia a Milano li denuncia tutti per stupro. Il 29 agosto, il giorno del compleanno di Corsiglia, i carabinieri si presentano a casa dei quattro. Oltre alla perquisizione, hanno l’ordine di sequestrare i telefonini. “Mi sa che quella c’ha denunciato”, scrive in chat Capitta. Fissando così il momento esatto in cui hanno capito che la notte di Cala di Volpe non era ancora finita.

 

Da Repubblica.it