Svolta Agenas ( Agenzia Servizi Sanitari): il “lodo” Fedriga-Fico salva l’Agenzia dal commissariamento. Ora la partita si sposta sul futuro presidente. Alla fine, la fumata bianca è arrivata, non senza fatica e colpi di scena. Il pericolo di un nuovo, paralizzante semestre di commissariamento per l’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) è stato scongiurato in extremis grazie a un accordo politico trasversale siglato ieri a Roma. La Conferenza delle Regioni ha scelto la via della responsabilità istituzionale, varando una governance “ponte” di altissimo profilo: Massimiliano Fedriga assume la presidenza, mentre il Governatore della Campania, Roberto Fico, entra direttamente nel Consiglio di Amministrazione. A completare il quadro operativo, la direzione generale viene affidata al manager Angelo Tanese.
Una soluzione d’emergenza, unanime, che serve a rimettere in moto la macchina della sanità nazionale, ma che lascia aperta la grande partita politica tra Nord e Sud per il controllo definitivo dell’ente che monitora le performance sanitarie italiane.
Il compromesso: Fedriga traghettatore, Fico presidio del Sud
La decisione maturata nelle ultime ore ha il sapore della tregua armata necessaria. Dopo settimane di stallo, l’unica figura in grado di garantire tutti è apparsa quella di Massimiliano Fedriga. Il presidente del Friuli Venezia Giulia e della Conferenza delle Regioni ha accettato l’incarico con una premessa fondamentale: la temporaneità. «Ringrazio i colleghi per la fiducia. Ci tengo ad evidenziare come si tratta di un incarico temporaneo al fine di garantire all’ente un graduale rientro alla piena operatività», ha chiarito subito Fedriga, sgombrando il campo da dubbi su accentramenti di potere.
Accanto a lui, nel cuore decisionale dell’Agenzia, siede ora Roberto Fico. L’ingresso del Presidente della Campania nel CdA non è formale, ma sostanziale: serve a mantenere viva la rivendicazione della Campania sulla presidenza dell’ente, una casella che Napoli considera spettante di diritto per gli equilibri geopolitici nazionali.
Il retroscena: il “no” a Pratschke e lo stop alla Campania
Per capire la portata dell’accordo di ieri, bisogna riavvolgere il nastro di una ventina di giorni. La Campania aveva giocato le sue carte proponendo per la presidenza Jonathan Pratschke, stimato sociologo economico della Federico II, irlandese di nascita ma napoletano d’adozione. Un profilo tecnico di alto livello che, però, si è infranto contro il muro della politica.
Non c’è stata l’unanimità richiesta. Ufficialmente per dubbi sul profilo, ufficiosamente per un braccio di ferro mai sopito tra le regioni del Nord a guida centrodestra e la nuova amministrazione campana. La bocciatura di Pratschke ha rischiato di far saltare il banco, riproponendo lo spettro del commissariamento che avrebbe congelato fondi e decisioni strategiche. Da qui la necessità di inserire “i pesi massimi” (Fedriga e Fico) per sbloccare l’impasse.
La nuova geografia del potere sanitario
Oltre al binomio Fedriga-Fico, il nuovo assetto dell’Agenas vede il ritorno di figure chiave e nuovi ingressi strategici:
- Angelo Tanese è il nuovo Direttore Generale, chiamato a gestire la macchina operativa.
- Domenico Mantoan rientra nel CdA in quota Ministero della Salute, blindando l’asse con il Governo centrale.
- Angelo Giovanni Ientile è il nome indicato dall’Anci (Comuni), a completare la rappresentanza territoriale.
Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha benedetto l’operazione salutando con favore la nuova governance e ringraziando l’uscente commissario Americo Cicchetti, segno che da Roma c’era fretta di chiudere la pratica.
L’eredità di De Luca e il “Piano B” di Fico: spunta Ettore Cinque
La questione Agenas non è solo burocrazia, è politica pura. La Campania rivendica quella presidenza che fu persa rovinosamente nel giugno 2024 con la destituzione di Enrico Coscioni, fedelissimo dell’ex governatore Vincenzo De Luca, travolto da un’inchiesta giudiziaria. Da allora, il vuoto di potere ha alimentato lo scontro tra De Luca e i governatori del Nord (celebre la lite con il ligure Bucci).
Oggi Roberto Fico eredita questa battaglia, ma cambia strategia. Entrato nel CdA per “marcare il territorio”, è consapevole che il nome di Pratschke è ormai bruciato. Per ottenere la presidenza definitiva (una volta terminata la fase transitoria di Fedriga), serve un nome inattaccabile, tecnico ma con sensibilità politica.
Le indiscrezioni che filtrano dai corridoi romani e napoletani puntano tutte su Ettore Cinque. Ex assessore al Bilancio, tecnico di altissimo profilo e profondo conoscitore dei meccanismi sanitari, Cinque era già nella rosa dei papabili per la giunta Fico. Il suo profilo potrebbe essere la chiave di volta: difficile da attaccare per il Nord (vista la competenza sui conti), ideale per la Campania per riprendersi il ruolo di guida.
La posta in gioco: uscita dal commissariamento e fondi
Perché Roberto Fico tiene tanto all’Agenas? La risposta è nei numeri e nei poteri dell’Agenzia. L’Agenas non è un semplice centro studi: è l’ente che valuta le performance degli ospedali, monitora l’avanzamento delle Case di Comunità finanziate dal PNRR e, soprattutto, fornisce i dati che decidono i riparti dei fondi.
Per la Campania, l’obiettivo storico è l’uscita definitiva dal commissariamento della sanità regionale. Avere un presidente “amico” o comunque espressione del territorio all’Agenas significherebbe avere un alleato fondamentale nel certificare i progressi fatti e chiudere una stagione di vincoli finanziari che dura da troppo tempo. Fico ha mantenuto per sé la delega alla Sanità proprio per questo: la battaglia per l’Agenas è il primo atto della sua guerra per la normalizzazione della sanità campana.
