La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere. A meno di 24 ore dai violenti scontri che hanno trasformato Piazza Municipio a Napoli in un campo di battaglia tra ultras del Napoli e dello Sporting Lisbona, la Questura ha già emesso i primi provvedimenti. Sono sette i Daspo (Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive) notificati ad altrettanti tifosi, riconosciuti come responsabili dei disordini avvenuti nella serata di ieri, alla vigilia del match di Champions League.
I soggetti identificati
L’identificazione dei primi soggetti è stata possibile grazie all’attento lavoro di analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in piazza e nelle aree limitrofe, oltre che alle testimonianze raccolte sul posto. Le indagini della Digos sono state immediate e mirate a dare un segnale forte: la violenza negli stadi e fuori dagli stadi non sarà tollerata.
I Daspo emessi prevedono un divieto di accesso a qualsiasi evento sportivo per un periodo che varia dai tre ai cinque anni, a seconda della gravità del coinvolgimento negli scontri e della presenza di eventuali precedenti specifici. Questo provvedimento non solo impedisce ai tifosi colpiti di assistere alle partite, ma li obbliga anche a presentarsi in questura durante lo svolgimento dei match, per dimostrare la loro estraneità ai luoghi degli eventi sportivi.
La linea della Questura
La Questura di Napoli ha ribadito la linea dura contro ogni forma di violenza legata al mondo del calcio. “L’obiettivo è garantire la sicurezza dei cittadini e la serenità delle manifestazioni sportive”, ha dichiarato un portavoce. “Non permetteremo che una minoranza di facinorosi possa rovinare la passione di migliaia di tifosi e l’immagine della nostra città”.
L’emissione di questi primi Daspo è solo l’inizio. Le indagini sono ancora in corso e si prevede che altri provvedimenti possano essere adottati nei prossimi giorni, man mano che verranno identificati ulteriori responsabili degli scontri. L’attività investigativa mira a ricostruire l’intera dinamica degli incidenti e a individuare eventuali organizzatori dei disordini. La speranza è che queste misure servano da deterrente per futuri episodi di violenza.
