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Saman caduta nella trappola della mamma: “Vieni, facciamo come dici tu”

“Ti prego fatti sentire, torna a casa. Stiamo morendo.

Torna, faremo come ci dirai tu”. Sarebbe il testo di un sms trappola che Nazia Shaheen avrebbe scritto alla figlia Saman Abbas quando quest’ultima era in comunità protetta per indurla a tornare a casa. Lo riporta oggi la Gazzetta di Reggio.

Il messaggio, secondo il quotidiano locale, risale al periodo in cui la ragazza si trovava nella comunità protetta dopo aver denunciato i genitori che volevano obbligarla a un matrimonio combinato. L’sms avrebbe tratto in inganno la diciottenne, scomparsa da oltre un mese da Novellara (Reggio Emilia) e che si presume sia stata uccisa dalla famiglia, tornata a casa dalla comunità protetta il 22 aprile.

La madre della ragazza è indagata assieme al padre Shabbar – entrambi latitanti, si troverebbero in Pakistan – per omicidio premeditato in concorso insieme allo zio Danish Hasnain, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, e ai cugini Nomanulhaq (latitante, si presume in Europa, con lo zio) e Ikram Ijaz, ora in carcere a Reggio Emilia, unico arrestato dopo essere stato fermato in Francia il 28 maggio scorso mentre tentava di raggiungere la Spagna.

Il fratello

A parlare è un cugino 38enne di Saman Abbas, la ragazza d’origine pachistana scomparsa da oltre un mese e che si presume essere stata ammazzata a Novellara, nella Bassa Reggiana. Il parente – che chiede l’anonimato “per non avere problemi”, come spiega all’ANSA – lavora nella stessa azienda agricola della famiglia Abbas.

“Intorno al 25 aprile, Shabbar (padre di Saman, ndr) mi ha chiesto un favore: andare a comprare un biglietto aereo per il Pakistan per sua moglie. Lui non voleva andare perché aveva un debito con quest’agenzia del paese.

Ma io non c’entro nulla con questa vicenda e non ho aiutato nessuno a fuggire”, dice il giovane che è stato sentito più volte dai carabinieri come persona informata sui fatti, ribadendo la sua estraneità al caso Saman, tant’è che non è indagato.

“Saman? Era una brava ragazza, simpatica e allegra. Spesso ridevamo insieme – continua a raccontare il cugino – poi quel che succedeva in casa tra di loro non lo so. A me sembrava tutto ok”.

Infine, sul matrimonio combinato conclude: “Un anno fa mi risulta che lei fosse andata in Pakistan e avesse accettato di sposare quel cugino. Poi quando è tornata, forse ha cambiato idea oppure ha trovato un altro ragazzo. Quando lei era in comunità, la mamma piangeva perché era lontana”