Il neo-governatore debutta alla kermesse di Fratelli d’Italia e segna la discontinuità: dialogo istituzionale con Roma e porte chiuse al “vecchio sistema” dem.
«Robé, come ti hanno trattato?». «Benissimo». Basterebbe questo breve scambio di battute e pacche sulle spalle tra Giovanni Donzelli (FdI) e Roberto Fico per capire che l’aria a Palazzo Santa Lucia è cambiata. Il neo-governatore della Campania, ospite alla kermesse meloniana di Atreju, ha inaugurato una stagione di “disgelo istituzionale” che segna una netta rottura con l’era dei lanciafiamme di Vincenzo De Luca.
Mentre a Roma si consumano prove di dialogo sui Fondi di Coesione e sul rientro sanitario, a Napoli Fico vive quella che lui stesso definisce la «solitudine del governatore». Chiuso nel suo ufficio da martedì pomeriggio, senza staff (i contratti sono ancora da formalizzare) e senza alcun passaggio di consegne da parte del predecessore, Fico sta studiando i dossier uno a uno, interfacciandosi direttamente con i dirigenti regionali, vero motore della macchina amministrativa.
Il nodo della Giunta: il “No” ai riciclati
Il vero terremoto politico, però, riguarda la formazione della squadra di governo. Fico ha alzato un muro invalicabile: in Giunta non entreranno consiglieri eletti né non eletti. Una regola ferrea che suona come una doccia gelata per il Partito Democratico campano e, soprattutto, per le ambizioni degli “orfani” di De Luca.
Nel mirino c’è il tentativo della corrente legata a Piero De Luca di riproporre nomi della vecchia guardia, come l’uscente Fulvio Bonavitacola, spacciandoli per istanze di partito. Fico non ci sta e ha già fatto capire che le nomine passeranno per una consultazione “stile Quirinale”: ogni partito dovrà presentare una rosa ufficiale, e sarà lui a scegliere in base alle competenze, non alle correnti.
Fondi UE e Sanità: la strategia del dialogo
L’obiettivo primario resta sbloccare i fondi e uscire dal commissariamento sanitario senza finire (di nuovo) in tribunale contro il Governo. «Dobbiamo capire cosa ha funzionato e cosa no, evitando l’autoreferenzialità», ha dichiarato Fico dal palco di Atreju.
Il messaggio è chiaro: la stagione della guerra perenne tra Napoli e Roma è finita. Ora serve co-progettazione per non perdere le risorse del PNRR e garantire servizi uniformi, specialmente nelle aree interne dimenticate. Intanto, i telefoni dei dirigenti delle partecipate (molti in quota De Luca) squillano a vuoto: il nuovo Governatore, per ora, non riceve nessuno che cerchi solo una riconferma.
