Le urne si preparano ad aprirsi per il delicatissimo referendum del 22 e 23 marzo, un appuntamento cruciale che chiama gli italiani a esprimersi su questioni che incideranno profondamente sull’assetto del nostro Paese. Tuttavia, l’attenzione pubblica non รจ monopolizzata solo dai quesiti referendari in sรฉ, ma da uno spettacolo a dir poco sconcertante che si sta consumando nelle piazze, nei salotti televisivi e sui social network: la discesa in campo, a gamba tesa, dei magistrati. Toghe che svestono l’abito dell’imparzialitร per indossare la casacca del tifoso politico, facendo attivamente campagna elettorale per il Sรฌ o per il No.
Questa anomalia tutta italiana solleva un interrogativo drammatico che mina le fondamenta stesse dello Stato di Diritto: se chi รจ chiamato a giudicare si schiera apertamente e ferocemente in una contesa elettorale, che fine fa la terzietร della legge?
La politicizzazione della magistratura: il punto di non ritorno
Siamo onesti: la politicizzazione della magistratura non รจ certo una novitร scoppiata oggi. Chiunque conosca le dinamiche del Consiglio Superiore della Magistratura sa bene che le “correnti” (di destra, di centro e di sinistra) governano da decenni le nomine, le promozioni e le dinamiche interne dei palazzi di giustizia. ร un segreto di Pulcinella. Tuttavia, ciรฒ a cui stiamo assistendo in vista del referendum 22 e 23 marzo rappresenta un salto di qualitร inaccettabile.
ร il primo vero, sfacciato passo verso una politicizzazione “da palcoscenico”. Fino a ieri, l’appartenenza politica di un giudice o di un pubblico ministero era sussurrata, deducibile, confinata alle dinamiche interne o a colti editoriali sulle riviste giuridiche. Oggi, la pratica di fare campagna elettorale apertamente, invitando i cittadini a votare in una direzione o nell’altra, trasforma le toghe in capipopolo. Questo atteggiamento azzera del tutto la necessaria percezione di imparzialitร che ogni cittadino dovrebbe avere quando entra in un’aula di tribunale.
Da Gratteri ai magistrati di destra: l’errore della faziositร
Il fenomeno, purtroppo, รจ trasversale. Da una parte troviamo figure mediaticamente ingombranti e venerate da una certa parte politica come Nicola Gratteri. Un magistrato simbolo della lotta alla criminalitร organizzata che, tuttavia, non disdegna di esprimere posizioni tranchant, schierandosi con forza contro riforme garantiste e influenzando pesantemente l’opinione pubblica con il carisma del “giustiziere”. L’atteggiamento di Gratteri, per quanto mosso da nobili intenti investigativi, finisce per polarizzare l’elettorato, diventando a tutti gli effetti un manifesto politico vivente.
Dall’altra parte della barricata, lo scenario non รจ migliore. Assistiamo a una folta schiera di magistrati di destra che promuovono il Sรฌ con una foga degna dei migliori comizianti di partito. L’impegno febbrile per orientare il voto referendario trasforma le toghe in attivisti, piegando il prestigio della funzione giudiziaria agli interessi di una fazione. In entrambi i casi, il danno d’immagine per la giustizia italiana รจ incalcolabile.
L’inquietante dilemma: come puรฒ sentirsi tutelato un cittadino?
Arriviamo cosรฌ al cuore del problema, la domanda che ogni italiano dovrebbe porsi prima di andare a votare al referendum del 22 e 23 marzo: quanto questo attivismo mina la fiducia dei cittadini? La legge รจ (o dovrebbe essere) uguale per tutti. Un magistrato non deve solo “essere” imparziale, ma deve anche “apparire” tale.
Se un giudice o un PM passa i mesi precedenti al voto a fare comizi, a scrivere post incendiari sui social o a rilasciare interviste schierate per il Sรฌ o per il No, cosa succede il giorno dopo il referendum? Immaginiamo che una persona di estrazione politica diametralmente opposta a quella manifestata dal magistrato finisca indagata o giudicata da quest’ultimo. Come potrร mai sentirsi tutelata? Come potrร credere che il giudizio sarร basato esclusivamente sui codici e sulle prove, e non viziato da un pregiudizio ideologico? La pratica di fare campagna elettorale da parte di chi detiene il potere giudiziario รจ il veleno che uccide la garanzia del giusto processo.
Il caso Campania: la crociata di Luigi Bobbio
Per comprendere l’assurditร della situazione, basta guardare a ciรฒ che sta accadendo in Campania. Qui, uno dei magistrati piรน attivi nella promozione del Sรฌ รจ Luigi Bobbio. Il suo profilo รจ l’emblema del cortocircuito tra politica e giustizia: giร senatore di Alleanza Nazionale, giร sindaco di Castellammare di Stabia sostenuto dal centrodestra, e poi tornato a indossare la toga. Le porte girevoli tra aule di giustizia e palazzi della politica sono un male storico italiano, ma il comportamento attuale sfiora il paradosso.
Oggi Bobbio va diffondendo il verbo pro Sรฌ letteralmente di comune in comune. Si muove con lo zelo e l’insistenza di un “testimone di Geova” del referendum, organizzando incontri, tenendo arringhe pubbliche e cercando di convincere gli elettori con un fervore prettamente politico. Un magistrato in servizio che agisce come un segretario di partito in piena campagna elettorale. ร la rappresentazione plastica di una magistratura politicizzata che non si nasconde piรน, ma che anzi rivendica il diritto di guidare le masse verso le urne.
Conclusione: un referendum che segna uno spartiacque
Il referendum 22 e 23 marzo passerร , i voti verranno contati e avremo un risultato. Ma la ferita inferta alla credibilitร delle istituzioni resterร aperta a lungo. L’attivismo sfrenato di queste settimane ha certificato che la divisione dei poteri in Italia รจ sempre piรน sfumata. Non รจ accettabile che la bilancia della giustizia venga usata come un megafono per fare proselitismo. Se i magistrati vogliono fare politica, hanno tutto il diritto di farlo: si dimettano, si candidino e si sottopongano al giudizio degli elettori. Ma usare la toga come mantello di autorevolezza per condizionare un referendum รจ una pratica che svilisce la democrazia e lascia i cittadini, di ogni colore politico, drammaticamente piรน soli e indifesi.
FAQ: Tutto quello che devi sapere sul Referendum e la Magistratura
Quando si vota per il prossimo referendum in Italia?
Gli italiani sono chiamati alle urne per il referendum 22 e 23 marzo. I seggi saranno aperti la domenica e il lunedรฌ mattina, permettendo ai cittadini di esprimersi sui quesiti proposti.
Perchรฉ si parla di politicizzazione della magistratura in questa occasione?
Si parla di politicizzazione della magistratura perchรฉ numerosi magistrati in servizio stanno conducendo attivamente una campagna elettorale, schierandosi pubblicamente per il Sรฌ o per il No ai quesiti referendari, minando cosรฌ l’immagine di terzietร e imparzialitร richiesta dal loro ruolo istituzionale.
Chi รจ Luigi Bobbio e qual รจ il suo ruolo in Campania?
Luigi Bobbio รจ un magistrato con un forte passato politico: รจ stato senatore ed ex sindaco di Castellammare di Stabia. Attualmente, in vista del referendum, รจ diventato uno dei volti piรน attivi in Campania a favore del Sรฌ, girando i comuni della regione per promuovere il voto con un forte attivismo politico.
Perchรฉ l’intervento di figure come Nicola Gratteri fa discutere?
Nicola Gratteri รจ un magistrato di altissimo profilo nella lotta alla criminalitร organizzata. Tuttavia, i suoi interventi mediatici spesso netti e polarizzanti su riforme e referendum sollevano polemiche. Molti ritengono che l’esposizione eccessiva di magistrati cosรฌ influenti condizioni pesantemente l’opinione pubblica, incrinando il principio di neutralitร della giustizia.
