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Home Politica

Elezioni Portici, il caso dei figli di Cuomo: perché candidarsi è un diritto (e non uno scandalo)

by Pietro Di Marco
01/02/2026
in Politica
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Pietro e Annamaria Cuomo con comune di Portici alle spalle
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Viviamo in un’epoca politica dominata da una strana forma di puritanesimo a corrente alternata. Se un figlio d’arte nel cinema segue le orme dei genitori, si parla di talento ereditario. Se il figlio di un notaio o di un medico abbraccia la professione paterna, si loda la tradizione familiare. Ma se a Portici i figli di Enzo Cuomo, storico sindaco e ora assessore regionale, decidono di sottoporsi al giudizio delle urne, scatta immediato il riflesso condizionato dell’indignazione, il paragone velenoso con le “dinastie” e il chiacchiericcio da bar dello sport politico.

Eppure, a guardare i fatti con onestà intellettuale e senza il filtro del pregiudizio, la discesa in campo di Pietro e Annamaria Cuomo non solo non ha nulla di scandaloso, ma rappresenta l’essenza stessa della democrazia: la libertà di partecipare e il rischio del giudizio popolare. Ecco perché, in controtendenza rispetto ai “veleni” del Campo Largo, è giusto difendere la loro scelta.

La Politica come Passione, non come Eredità

Il primo punto da smontare è l’idea che la politica sia un feudo trasmissibile per via genetica. Non lo è. Ma la passione politica, quella sì, si respira in casa. È inevitabile che chi cresce in una famiglia dove la gestione della res publica è pane quotidiano sviluppi una sensibilità, una competenza e un interesse verso l’amministrazione. Pietro e Annamaria Cuomo non sono paracadutati dall’alto in posizioni nominate per decreto. Si parla di candidature al Consiglio Comunale.

C’è una differenza abissale tra una nomina calata dall’alto e una candidatura. Nel secondo caso, ci si mette la faccia. Annamaria Cuomo, un impiego al Tribunale di Torre Annunziata, militante da sempre del Pd, impegnata sui referendum per la giustizia, creatrice del blog Caffè Politico. E il fratello Pietro, magari già coordinatore di un gruppo civico locale, anche lui militante e dirigente del Partito Democrativo, un lavoro nella PA e organizzatore di iniziative di carattere sociale e sportivo sul territorionon. Entrambri chiedono un posto di diritto: chiedono di correre. E in democrazia, correre è un diritto costituzionale che non può essere limitato dal cognome che si porta. Impedire a qualcuno di candidarsi solo perché “figlio di” sarebbe una forma di discriminazione al contrario, altrettanto ingiusta del nepotismo.

Il Tribunale Supremo delle Preferenze

Le critiche che in queste ore agitano il centrosinistra a Portici e dintorni – con i renziani e i grillini sul piede di guerra – sembrano dimenticare un dettaglio fondamentale: il voto di preferenza. A differenza delle liste bloccate nazionali, alle comunali il cittadino deve scrivere il nome.

Se i cittadini di Portici ritengono che l’era Cuomo debba finire, o che i figli non siano all’altezza del padre (o siano troppo ingombranti), hanno in mano l’arma più potente del mondo: la matita copiativa. Non votarli. Se invece Pietro e Annamaria raccoglieranno consensi, sarà perché avranno convinto le persone, una per una. Dire a priori che la loro candidatura è inopportuna significa, in fin dei conti, non fidarsi dell’intelligenza degli elettori, trattandoli come sudditi incapaci di distinguere il merito dal cognome.

L’Iprocrisia del “Nuovismo”

Fa sorridere, poi, che le critiche arrivino da un panorama politico, quello del cosiddetto “Campo Largo”, spesso paralizzato da veti incrociati e tatticismi che nulla hanno a che fare con i bisogni dei territori. Si accusa Cuomo sr. di volere una successione dinastica, ignorando che la continuità amministrativa – quando un sindaco ha governato con percentuali plebiscitarie (l’82% nel 2022) – è spesso una richiesta che arriva dalla base, non un’imposizione del vertice.

Le parole dei diretti interessati, affidate ai social, sono chiare: rivendicano autonomia. “Non appartengo ad alcun destino precostituito”, ha detto Annamaria. “Scelta personale”, ha ribadito Pietro. Perché non dovremmo crederci? Perché dovremmo negare a due giovani, presumibilmente preparati e sicuramente appassionati, la chance di dimostrare il loro valore solo per placare le ansie estetiche dei benpensanti o le strategie di posizionamento di Italia Viva e M5S?

Il Caso De Luca e la “Sindacomania”

Il paragone con Vincenzo De Luca, sussurrato malignamente tra i dem napoletani (“Abbiamo già un De Luca, basta così”), è fuorviante. Ogni territorio ha la sua storia. Portici non è Salerno e i Cuomo non sono i De Luca. Ma il principio resta: se un amministratore ha lavorato bene e la sua famiglia ha deciso di spendersi per la comunità, il giudizio deve essere sui programmi, sulle idee e sulla visione di città.

Se gli esponenti dell’opposizione interna vogliono vincere, lo facciano proponendo un’alternativa migliore, non chiedendo l’esclusione degli avversari per “diritto di nascita”. La politica si fa con i voti, non con gli alberi genealogici.

Conclusione: Lasciamo Parlare le Urne

In conclusione, non c’è nulla di eticamente sbagliato nel vedere due fratelli candidarsi nella città amministrata dal padre. Sarebbe sbagliato se venissero favoriti illegalmente, ma se si sottopongono al bagno di folla e al rischio del voto, stanno solo esercitando un diritto democratico.

Portici ha bisogno di amministratori capaci, che conoscano il territorio metro per metro. Se questi amministratori si chiamano Rossi, Esposito o Cuomo, poco importa. Quello che conta è se sapranno risolvere i problemi della città. Lasciamo che siano i cittadini di Portici, nel segreto dell’urna, a decidere se i “figli di” meritano la fiducia o l’oblio. Tutto il resto è solo rumore di fondo di una politica che guarda troppo ai cognomi e troppo poco ai fatti.

La democrazia ha i suoi anticorpi. Se si teme il nepotismo, basta non votarlo. Ma vietare la partecipazione politica a priori sulla base della parentela è una limitazione della libertà individuale che non dovrebbe appartenere alla cultura progressista.

Tags: EditorialeElezioni AmministrativeOpinioni.Partito DemocraticoPolitica CampaniaPortici
Pietro Di Marco

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