Cronaca

Paduli, Guardia Giurata ferisce la moglie. Quando la pistola d’ordinanza diventa l’arma del delitto

Guardia giurata armata a casa propria con la moglie

Il silenzio della campagna sannita, in contrada Femina Arsa a Paduli, è stato squarciato dal boato di un’arma da fuoco. Un suono che non appartiene alla tranquillità di queste zone a pochi chilometri da Benevento, ma che purtroppo è diventato tristemente familiare nelle cronache italiane di violenza domestica. Un uomo di 38 anni, Guardia Giurata di professione, ha premuto il grilletto contro la moglie, una giovane donna di appena 30 anni.

La tragedia si è consumata tra le mura domestiche. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo avrebbe imbracciato un fucile (sebbene le prime notizie parlassero della pistola d’ordinanza) e ha fatto fuoco. I proiettili hanno raggiunto la donna al fianco e a una spalla, causandole ferite devastanti. La corsa disperata delle ambulanze verso l’Ospedale San Pio (ex Rummo) di Benevento ha segnato l’inizio di una lotta per la sopravvivenza: la 30enne è ora ricoverata in prognosi riservata, in condizioni definite molto gravi dai medici.

Per il 38enne sono scattate le manette. La Polizia, intervenuta tempestivamente sul posto, lo ha arrestato con l’accusa di tentato omicidio. Ora gli inquirenti dovranno scavare nel passato della coppia per capire se quel gesto folle sia stato l’apice di liti pregresse o un raptus improvviso. Ma al di là della cronaca locale, questo evento riaccende un dibattito mai sopito: la pericolosità delle armi detenute in casa per motivi di lavoro.


L’arma nel cassetto: una statistica che fa paura

Il caso di Paduli non è, purtroppo, un isolato fatto di cronaca. È l’ultimo anello di una catena di sangue che lega diverse città italiane. Guardie giurate, poliziotti, carabinieri: uomini addestrati a proteggere, che in momenti di crisi personale, depressione o conflittualità familiare, rivolgono l’arma di servizio contro i propri cari. La disponibilità immediata di uno strumento letale trasforma spesso un litigio furibondo in una tragedia irreversibile.

Negli ultimi 10 anni, l’Italia ha pianto diverse vittime in scenari quasi identici. Ecco 5 casi drammatici che hanno scosso l’opinione pubblica, dove il protagonista era una Guardia Particolare Giurata (GPG).

1. Genova, 2023: L’amore malato e l’ultimo sparo

Solo pochi anni fa, nel novembre 2023, il quartiere di Pontedecimo a Genova fu teatro di un orrore simile. Andrea Incorvaia, guardia giurata di 32 anni, non accettava la fine della relazione con la fidanzata Giulia Donato, 23 anni. La ragazza aveva deciso di lasciarlo, stanca di un rapporto soffocante. Lui si presentò a casa di lei e, mentre la ragazza era a letto, utilizzò la sua pistola d’ordinanza per ucciderla. Subito dopo, rivolse l’arma contro se stesso. I corpi furono trovati solo giorni dopo dalla sorella di lui, preoccupata perché non riusciva a contattarlo.

2. Frattaminore (Napoli), 2017: La strage degli innocenti

È forse uno dei casi più strazianti dell’ultimo decennio. A Frattaminore, nell’hinterland napoletano, Gennaro Iovinella, guardia giurata di 50 anni, cancellò la sua famiglia in pochi minuti. Al culmine di una crisi coniugale, l’uomo uccise la moglie Caterina Perrotta (40 anni) nel salotto di casa. Ma la furia non si fermò lì: Iovinella andò nella cameretta dove dormiva il figlioletto di soli 3 anni e uccise anche lui con la stessa arma. Infine, si tolse la vita. Un’intera famiglia distrutta, con l’aggravante atroce del figlicidio.

3. Venaria Reale (Torino), 2021: “Ho ucciso mia moglie”

Nell’aprile 2021, in pieno lockdown intermittente, la violenza esplose a Venaria Reale. Antonino Lefano, vigilante, al termine di una lite furiosa uccise la moglie con un colpo di pistola al petto. La dinamica fu agghiacciante nella sua semplicità: una discussione degenerata, l’uomo che afferra la pistola d’ordinanza lasciata a portata di mano e spara. Fu lui stesso a chiamare i Carabinieri, confessando l’omicidio al telefono con una freddezza glaciale: “Venite, ho ucciso mia moglie”.

4. Latina, 2015: L’annuncio su Facebook prima della fine

La provincia di Latina è stata spesso teatro di fatti di sangue legati alle armi di servizio. Nel 2015, a Cisterna di Latina (tristemente nota anche per il caso del Carabiniere Capasso anni dopo), la guardia giurata Simone Cosentino uccise la moglie Alice Bellagamba. La tragedia fu preceduta da messaggi inquietanti sui social network, segnali di un disagio profondo che nessuno riuscì a intercettare in tempo. Cosentino sparò alla moglie per poi suicidarsi, lasciando la comunità sotto shock per la premeditazione emotiva del gesto.

5. San Donato Milanese, 2021: Il raptus della gelosia

Sempre nel 2021, anno terribile per i femminicidi, un altro caso scosse il milanese. Una guardia giurata di 35 anni uccise la compagna, una donna di origini sudamericane, nel loro appartamento di San Donato. I vicini udirono le urla di una lite furibonda, seguite dagli spari. L’uomo utilizzò la pistola che usava per lavoro per mettere fine alla vita della donna e poi alla propria. Anche in questo caso, la gelosia e l’incapacità di gestire il conflitto, unite alla presenza dell’arma, furono la condanna a morte per la vittima.

Stress e controlli: cosa non funziona?

Questi episodi, incluso quello odierno di Paduli, sollevano interrogativi urgenti sui controlli psico-attitudinali riservati a chi porta un’arma per lavoro. Le Guardie Giurate svolgono turni massacranti, spesso notturni, vivono situazioni di pericolo e stress elevato. Se questo carico emotivo non viene monitorato, l’arma diventa una tentazione costante per “risolvere” i problemi personali.

Mentre i medici del San Pio lottano per salvare la vita alla 30enne di Paduli, la società civile deve interrogarsi su come proteggere le famiglie di chi ci protegge. Perché la sicurezza non può trasformarsi in minaccia appena si varca la soglia di casa.

Non sei sola. Se vivi una situazione di violenza o ti senti minacciata, chiama subito il 1522. Il numero è gratuito, attivo 24 ore su 24, e offre ascolto e supporto immediato. In caso di pericolo imminente, non esitare a chiamare il 112.