Politica

Non sempre la guerra è guerra

Non è certo la prima volta, dal dopoguerra, che il mondo si trova davanti alla possibilità di un conflitto totale per le beghe tra Russi e Americani.

E’ di certo un conflitto Russo-Ucraina non è il caso più clamoroso, se si pensa che nel 1961 nel pieno della guerra fredda, la Cia pensò bene di arruolare 1500 profughi anticastristi e mandarli a sbarcare nella Baia dei Porci, a Cuba, per rovesciare il Governo della Rivoluzione.

La Russia non si fece pregare per intervenire in modo deciso: la guerra per un attimo sembrò inevitabile. Fu un assiduo e costante lavoro diplomatico, al quale non si sottrasse nemmeno la Santa Sede, a scongiurare il pericolo.

Ma erano tempi diversi e condizioni diverse. Intanto perché il campo di battaglia, Cuba, era alle porte degli Stati Uniti che per tradizione le guerre le esportano, e poi perché in quella occasione si confrontarono due mondi opposti.

Da una parte il Paese dell’uguaglianza perfetta, dei bisogni di tutti soddisfatti attraverso lo Stato, dove non esisteva differenza di ceto e di censo, dove per i “compagni” la proprietà privata era un furto.

Dall’altra parte la libertà di parola, di stampa, di iniziativa, il Paese del sogno americano, dove chiunque con un dollaro in tasca poteva diventare miliardario.

Due filosofie politiche ed economiche antitetiche ed incompatibili.

Oggi è tutto diverso, tutto stravolto. La Russia non è più il Paese del Comunismo ideale e si è scoperta piena di ladri seriali, perché se è vero che la “proprietà è un furto” allora gli oligarchi che si sono scoperti ricchi sfondati subito dopo la caduta delle Repubbliche sovietiche sono da ergastolo, avendo comiunciato ad arricchirsi già da tempo.

La Russia non è il Paese in cui operaio e ministro avevano gli stessi diritti e stessi beni, il Paese che oltre cortina aveva come migliori amici Fidel e Togliatti. Oggi quel Paese non esiste più, oggi la Russia esporta escort e mafiosi a testimoniare il dramma economico e sociale che da anni l’affligge i migliori amici ad Ovest, oggi sono Salvini e Berlusconi.

Ed è finito anche il sogno americano, quello della libertà e delle opportunità, di Easy Rider,

dei choppers, degli anarchici italiani riabilitati 50 anni dalla esecuzione e dei nativi a 100 anni dai massacri. Quel sogno è naufragato sui morti per mancanza di assistenza medica o di sussidi e sulle violenze ai meno fortunati, come per George Perry Floyd, ammazzato da chi doveva garantirne l’incolumità.

Oggi non è più una guerra tra idee, tra filosofie contrapposte: oggi si affrontano le due facce della stessa medaglia, due forme di capitalismo, due forme di sciacallaggio sui meno fortunati.

Oggi non si affrontano Russia e America, ma Bezos e Abramovich. E quando si affrontano interessi diversi è probabile che gli interessati lo trovino un accordo che tuteli tutti, perché alla fine il prezzo dell’aumento di costi di produzione e di energia lo pagheranno sempre i soliti.

E allora sono finiti anche il sogno della libertà individuale e il sogno dell’uguaglianza perfetta che nei fatti sono sono mai esistiti. L’ennesima impostura della politica alla storia.