Cronaca

La Sorella di Massimo Bossetti: “Ho deciso di cambiare cognome”

Il settimanale Oggi, in edicola da mercoledì 3 giugno, pubblica il documento inedito con cui la Prefettura di Bergamo ha consentito a Laura Letizia Bossetti, sorella gemella del muratore condannato all’ergastolo per il delitto di Yara Gambirasio (uccisa il 26 novembre 2010, ndr), di cambiare cognome.

«L’ho fatto solo per me stessa, per avere più tranquillità. Lo sapete voi che significa mandare una domanda di lavoro col cognome Bossetti?», ha confidato la donna a Marco Oliva, conduttore di «Iceberg» su Telelombardia.

La donna ha ribadito che il cambiamento nulla ha a che vedere con l’affetto verso il fratello. Massimo Bossetti per quella decisione, giudicata «un gesto pianificato e violento», ha però rotto ogni relazione.

«Ho fatto tanti passi verso Massimo. Ho teso una mano, ho chiesto scusa più volte, ma lui continua a non volermi incontrare — ha aggiunto la sorella —. Gli ho chiesto scusa per aver detto in passato che papà e mamma sono morti di dispiacere per il gran dolore, ma è la verità. Il dispiacere di avere un figlio in galera li ha straziati».

In attesa di nuovi esami del Dna per chiedere la revisione del processo, sul caso Yara “c’è qualcosa che va oltre il classico ‘innamoramento della tesi’. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere alla strenua difesa di un’indagine qualitativamente scarsa e che non ha raggiunto una certezza granitica. Resto, infatti, sorpreso da questo valzer delle Procure dopo che la Corte di Cassazione da tempo ci ha autorizzato a effettuare nuovi esami. Una clamorosa serie di rimpalli tra Procure che ci ha portato per altre tre volte in Cassazione”. Lo ha affermato a Cusano Italia TV l’avvocato Claudio Salvagni, uno dei legali di Massimo Bossetti.

“E per tre volte la Corte Suprema ci ha dato ragione dicendo che abbiamo il diritto di esaminare quei reperti e da ultimo i giudici hanno anche stabilito che abbiamo il diritto di conoscere lo stato di conservazione di quei reperti perché sono dei reperti fondamentali per arrivare alla verità. – ha aggiunto Salvagni -.

Noi vogliamo esaminare quei 54 campioni di Dna trovati sui vestiti della povera Yara, perché crediamo che lì ci siano le risposte a tutti i dubbi ancora in piedi in questa lunga vicenda. Visto che Dna nucleare e Dna mitocondriale, esaminati dai periti dell’accusa, non combaciano con quelli di Bossetti”.

Poi l’avvocato Salvagni ha rivelato di aver parlato con Bossetti pochi giorni fa: “Ho trovato un Bossetti molto in tensione per questi ultimi sviluppi, ma anche fiducioso, spera che questo esame possa essere effettuato. Rivelo inoltre che mi chiamò il giorno prima dell’ultima udienza in questo mese di maggio, per incoraggiare noi della difesa a non lasciare nulla di intentato.

Perché Massimo Bossetti ha sempre chiesto, fin dai vari processi, l’unica cosa che avrebbe potuto dimostrare veramente la sua colpevolezza o innocenza: la perizia sul Dna. Questo perché abbiamo sempre sostenuto e continuiamo a sostenere che quel Dna lì era sbagliato, che il Dna di ‘Ignoto 1’ non è riferibile a Massimo Giuseppe Bossetti e l’unico modo per dimostrarlo, era effettuare quella perizia sempre chiesta e sempre negata”.

“Dopo oltre 10 anni la tecnologia per le analisi del Dna è decisamente migliorata, quindi pensiamo sia giusto poter fare nuovi esami. Adesso comunque dobbiamo solo attendere e capire quando e dove verranno fatti nuovi esami sui reperti rimasti. Una volta avuto l’esito delle analisi -ha concluso l’avvocato Salvagni- provvederemo a chiedere la revisione del processo perché essendo assolutamente convinti dell’innocenza di Bossetti, siamo convinti che dalle nuove analisi sui reperti avremo gli elementi utili per arrivare alla revisione del processo. Purtroppo dovremo ancora attendere qualche mese prima che venga fissata la nuova udienza”.

 

fonte il Corriere