Cronaca

Ucciso mentre parlava di lavoro: Rosario crivellato per una tragica somiglianza. “Volevano colpire il reggente”

Rosario Coppola

Il tragico destino dell’imbianchino: ucciso per una somiglianza, il vero obiettivo era il boss. Aveva ancora i vestiti sporchi di vernice, le mani segnate dalla fatica di una giornata di lavoro onesto. Rosario Coppola, 52 anni, non è morto per un regolamento di conti, né per uno sgarro a chi comanda. È morto perché si trovava nel posto sbagliato, con la faccia “sbagliata”. Arzano piange l’ennesima vittima innocente di una guerra di camorra cieca e feroce, che spara nel mucchio pur di affermare il proprio potere.

Le indagini sull’agguato di via Sette Re hanno svelato una verità ancora più amara della morte stessa: Rosario è stato vittima di un clamoroso e tragico scambio di persona. I killer cercavano un capoclan, ma hanno spezzato la vita di un padre di famiglia stimato da tutti.


L’agguato in Via Sette Re: la ricostruzione dell’orrore

Tutto si è consumato in pochi istanti, in quella zona grigia tra il tramonto e la sera. Rosario Coppola era seduto nella sua Smart. Accanto a lui c’era A.P., un giovane barbiere di 25 anni, incensurato come lui. Non stavano parlando di droga, né di affari illeciti. L’argomento era semplice, quotidiano: una tinteggiatura. Il giovane voleva rinfrescare le pareti del suo negozio e Rosario, con la disponibilità che tutti gli riconoscevano, era passato per un sopralluogo e per definire il preventivo.

Mentre discutevano dei dettagli, l’inferno si è scatenato. I sicari sono arrivati con la freddezza di chi ha un obiettivo preciso. Hanno individuato l’auto, hanno guardato chi c’era dentro e hanno aperto il fuoco. Rosario, forse intuendo il pericolo o vedendo le armi, ha tentato una disperata manovra di fuga, premendo l’acceleratore. Ma non c’è stato nulla da fare.

La pioggia di piombo lo ha raggiunto alle spalle: cinque colpi al torace che non gli hanno lasciato scampo. Il 25enne accanto a lui è rimasto ferito a un braccio, testimone oculare di un’esecuzione che non doveva riguardare nessuno dei due.

“Una brava persona”: chi era Rosario Coppola

Gli inquirenti hanno impiegato pochissimo tempo per capire che la vita di Coppola non aveva nulla a che spartire con le dinamiche criminali dell’hinterland partenopeo. I suoi precedenti, lievissimi, erano roba di vent’anni fa, errori di gioventù ormai sepolti. La sua fedina penale recente era immacolata, così come la sua condotta di vita.

Rosario era un uomo dedito alla famiglia, viveva per la compagna e per il figlio adolescente. Ad Arzano lo conoscevano come un lavoratore instancabile. “Un uomo gentile, sempre disponibile”, lo descrivono in queste ore gli amici e i clienti. Mai un controllo sospetto, mai una frequentazione pericolosa. La sua unica “colpa”, se così si può definire, è stata quella di somigliare fisicamente a un uomo che porta addosso il peso di una condanna a morte decretata dai clan rivali.

Il vero obiettivo: la guerra per il vuoto di potere

Perché uccidere un imbianchino con tale ferocia? La risposta risiede nella fisionomia di Rosario e nella zona in cui si trovava. Via Sette Re è considerata dagli investigatori l’area di influenza del nuovo reggente del gruppo criminale di Arzano, una fazione legata al potente clan degli Amato-Pagano e storicamente alleata ai Monfregolo.

Il vero bersaglio dei killer era lui: un boss scarcerato di recente, tornato sul territorio per riprendere in mano le redini degli affari illeciti. Rosario Coppola gli somigliava molto. Agli occhi dei sicari, probabilmente nervosi e frettolosi, quella sagoma nella Smart in quella specifica strada non poteva che essere il ras da eliminare.

Il contesto criminale: Arzano polveriera pronta a esplodere

Questo omicidio brutale scoperchia il vaso di Pandora sulla situazione criminale a Nord di Napoli. Le recenti, massicce operazioni delle Forze dell’Ordine hanno decapitato i vertici storici degli Scissionisti (gli Amato-Pagano), creando un vuoto di potere pericoloso. Quando i capi finiscono in manette, in strada si scatena il caos: nuove leve, spesso più violente e meno esperte, cercano di farsi spazio a suon di piombo.

Qualcuno, ad Arzano, ha deciso che il vecchio ordine deve cambiare e ha ordinato l’eliminazione del reggente per inviare un messaggio chiaro. Un messaggio che però è stato recapitato, nel modo più crudele possibile, alla persona sbagliata, lasciando una famiglia distrutta e una comunità nel terrore.

L’approfondimento: Le indagini sono ora affidate alla Direzione Distrettuale Antimafia. Si cercano i killer, ma anche i mandanti di questa strategia del terrore che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno agli innocenti.