I numeri parlano chiaro: quasi 5 milioni di telespettatori (4.814.000 per l’esattezza) sono rimasti incollati lunedì sera davanti a Rai 1 per seguire la prima puntata de “La Preside”. La fiction, diretta da Luca Miniero e magistralmente interpretata da Luisa Ranieri, ha portato nelle case di tutti gli italiani la storia (liberamente ispirata) di Eugenia Carfora e della sua battaglia educativa all’Istituto Morano.
Tuttavia, se l’Auditel sorride, la città di Caivano freme. Mentre l’Italia si commuove davanti al piccolo schermo, sul territorio c’è chi alza la mano per dire: “Fermi tutti, noi non siamo più quelli”. A guidare questa rivendicazione d’orgoglio è il Primo Cittadino, Antonio Angelino, che con una nota ufficiale ha voluto tracciare una linea netta tra la drammaturgia televisiva e la realtà odierna del comune a nord di Napoli.
“Quella Caivano non esiste”: la posizione del Sindaco
Non è un attacco alla qualità del prodotto artistico, né tantomeno al messaggio di speranza che la fiction vuole veicolare. La critica del sindaco Angelino è più sottile e profonda: riguarda la cristallizzazione dello stigma. Vedere Caivano rappresentata ancora e soltanto come “la terra dei fuochi”, la piazza di spaccio o il luogo dell’abbandono, rischia di oscurare gli enormi passi avanti fatti negli ultimi anni.
“Voglio innanzitutto ricordare che ci troviamo di fronte ad una fiction”, esordisce il sindaco, con la pacatezza di chi sa distinguere i piani. “Il linguaggio televisivo ha l’esigenza di semplificare e romanzare i fatti per arrivare al grande pubblico. Ma quella che vediamo in TV è una pagina di storia passata”. Secondo Angelino, insomma, la televisione arriva sempre in ritardo: fotografa un passato doloroso che la comunità sta faticosamente cercando di lasciarsi alle spalle.
Le cicatrici del passato e la corsa verso il futuro
Nessuno nega il dolore. Nella sua nota, il sindaco non nasconde la polvere sotto il tappeto. Cita apertamente le ferite che hanno lacerato il tessuto sociale, come la tragica vicenda della piccola Fortuna Loffredo o gli episodi di violenza che hanno reso il Parco Verde tristemente celebre in tutta Europa. “Sono ferite che lasciano cicatrici”, ammette Angelino. Ma una cicatrice, per definizione, è il segno di una ferita che si è chiusa, non di una ancora sanguinante.
“La realtà di oggi, fortunatamente, corre più veloce della pellicola”, sottolinea il primo cittadino. Il messaggio è chiaro: mentre la fiction si ferma a narrare il degrado per esigenze di copione, la vita reale a Caivano è andata avanti, spinta da una voglia di riscatto che non può essere ignorata.
La “cura” dello Stato: come è cambiata la città
Ma cosa è cambiato davvero? Angelino rivendica con forza il lavoro svolto in sinergia tra le istituzioni locali e nazionali. La narrazione di una “terra di nessuno” non corrisponde più al vero secondo l’amministrazione.
L’intervento massiccio del Governo, la bonifica del territorio, la presenza costante delle Forze dell’Ordine e il lavoro della Magistratura hanno ripulito non solo le strade, ma anche gli uffici pubblici dalle infiltrazioni e dal malaffare.
“L’avvento del Governo nazionale ha bonificato il territorio e sta offrendo nuove opportunità”, spiega il sindaco, facendo riferimento alla riapertura di centri sportivi, culturali e alla presenza dello Stato che non è più un miraggio. Anche la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli hanno fatto la loro parte con progetti concreti. Caivano, insomma, non è più il set di un film crime, ma un laboratorio sociale a cielo aperto.
La sfida della Fiction: da specchio deformante a monito
Come interpretare, quindi, il successo di Luisa Ranieri nei panni della “Preside Coraggio”? Il sindaco Angelino propone una chiave di lettura costruttiva. Non bisogna spegnere la TV, ma guardarla con la consapevolezza che quello è il “prima”.
“Dobbiamo cogliere da questa fiction il messaggio positivo: quella Caivano non esiste più”, afferma con orgoglio. La serie TV deve servire da monito, da promemoria visivo di ciò che non deve mai più ritornare. “Dobbiamo fare in modo che quella Caivano non ritorni. Insieme dobbiamo scrivere la storia di una comunità che ha saputo rialzarsi”.
L’orgoglio di una comunità ferita
In conclusione, la reazione di Caivano alla fiction di Rai 1 è un segnale di salute democratica e sociale. Una comunità che si ribella a un ritratto a tinte fosche è una comunità viva, che ha recuperato la propria dignità. Angelino chiama a raccolta i “cittadini consapevoli” per continuare questo percorso: “Dobbiamo sentirci tutti protagonisti della stessa storia. Non un copione, ma una realtà diversa, positiva, orgogliosa”.
Se la fiction celebra l’eroismo del singolo (la preside), la realtà celebrata dal sindaco punta sull’eroismo collettivo di un popolo che ha deciso di cambiare destino. E forse, la vera “fiction” da girare in futuro sarà quella sulla rinascita di Caivano.
