Napoli, la misura è colma: col Como l’ennesimo “svista”, ma il rumore più forte è il silenzio di ADL. C’è un limite sottile tra la sfortuna e la sistematicità, e la stagione del Napoli sembra averlo abbondantemente superato. La partita di ieri sera contro il Como non passerà agli annali per lo spettacolo offerto in campo, ma per l’ennesimo capitolo di un “romanzo criminale” sportivo che vede gli azzurri costantemente penalizzati dalle giacchette nere. Ancora una volta, al Maradona, il protocollo VAR e la gestione dei cartellini hanno seguito due pesi e due misure, scatenando la rabbia di una piazza ormai esausta.
L’episodio incriminato è solare, evidente, quasi didattico: un fallo tattico, palese, commesso da un giocatore del Como già ammonito. Il regolamento parla chiaro: interruzione di promettente azione d’attacco, secondo giallo ed espulsione. L’arbitro mette mano al taschino? No. Il VAR interviene? No (per protocollo sui gialli, si dirà, ma la gestione della gara è complessiva). Il Napoli si ritrova a giocare contro un avversario che doveva restare in dieci, falsando di fatto l’inerzia di un match cruciale.
Il Dossier degli orrori: una stagione a senso unico
Se fosse un caso isolato, si potrebbe parlare di errore umano. Ma il tifoso del Napoli ha la memoria lunga e la cartella clinica di questa stagione 2025/2026 è impietosa. Dalle rigori negati per “intensità non sufficiente” (criterio che pare valere solo a certe latitudini) ai fuorigioco millimetrici tracciati con linee dubbie, fino alla gestione schizofrenica dei cartellini.
La partita col Como è solo la punta dell’iceberg. Ogni domenica c’è una recriminazione, un “se” e un “ma” che pesano come macigni sulla classifica. La sensazione diffusa tra i supporter è di un accerchiamento silenzioso, una sorta di “tassa occulta” che la squadra deve pagare ogni volta che scende in campo.
Il “rumoroso” silenzio di Aurelio De Laurentiis
Ma se l’errore arbitrale fa male, ciò che fa ancora più male è l’assenza di una difesa societaria forte. Dov’è Aurelio De Laurentiis? Il patron, solitamente vulcanico e pronto a twittare su tutto, dal cinema alla politica, sembra essersi trincerato dietro un silenzio strategico che inizia a diventare assordante.
L’immobilismo del Presidente di fronte a torti così evidenti sta creando una frattura emotiva con la tifoseria. Perché non alzare la voce? È una strategia politica per non inimicarsi i vertici federali in vista delle riforme del calcio? O è rassegnazione? Qualunque sia la motivazione, il Napoli in questo momento appare politicamente debole, incapace di farsi sentire nei palazzi che contano.
Mentre altre società presentano dossier, rilasciano interviste di fuoco e ottengono (casualmente?) arbitraggi più attenti nelle giornate successive, il Napoli incassa e porta a casa. E intanto, i punti persi per strada non torneranno più indietro. La squadra lotta, Conte si sgola (e spesso paga lui il prezzo delle proteste), ma la sensazione è che in questa battaglia il Napoli sia lasciato solo. Troppo solo.
