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Giallo Sara Pedri, trema l’ex primario: arriva la grave decisione sul professionista

by Redazione
12/10/2021
in Cronaca
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Scomparsa Sara Pedri, dal giallo della lettera alla improvvisa perdita di peso
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Aveva tempo fino a fine mese, ma la commissione dei garanti ha agito in anticipo e lunedì 11 ottobre ha firmato un provvedimento di quattro pagine con il quale di fatto conferma la legittimità della decisione della Commissione disciplinare dell’Azienda sanitaria dando il via libera al licenziamento dell’ex direttore dell’Unità operativa di ostetricia e ginecologia del Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo. «Molteplici fatti di indubbia e rilevante gravità supportati da una cospicua documentazione», scrivono i garanti in riferimento all’inchiesta nata dopo la scomparsa della ginecologa forlivese Sara Pedri, lo scorso 4 marzo.
 

Tateo non si dimette

Una decisione che non sorprende la difesa, ma non per questo non lascia una certa amarezza perché — insiste il difensore, il professor Vincenzo Ferrante — anche questa volta «non sono state esaminate le circostanze difensive, ci attendevamo una motivazione che tenesse conto della situazione complessiva». Ferrante parla di «un abuso», annunciando il ricorso davanti al giudice del lavoro. Un passaggio scontato e ora anche il posto di direttore dell’Unità operativa complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Cittadella, per il quale il primario era in lizza, sembra sfumare. Il colloquio era fissato per il 17 ottobre, ma l’avvocato parla di una «questione di integrità». Tateo ha sempre tirato dritto, «non ha mai pensato di dimettersi, perché convinto di aver sempre agito correttamente e nell’interesse dell’Azienda sanitaria». Una posizione molto distante da quella, invece, espressa dalla famiglia di Sara Pedri, in primis la sorella Emanuela.
«Comportamenti incompatibili»
Ma il provvedimento del Comitato dei garanti, presieduto dall’avvocato Maurizio Roat e composto dalla dottoressa Grazia Pocher, funzionario nel Dipartimento salute e dall’avvocato Federico Normanni, conferma le conclusioni della commissione disciplinare che a inizio settembre aveva chiesto il licenziamento («per fatti oggettivi gravissimi», si legge nel documento) del primario travolto del terremoto scoppiato nel reparto di ginecologia dopo la scomparsa della dottoressa Sara Pedri, 31 anni, di Forlì e il clima emerso dal reparto. Nel documento i garanti definiscono la misura del licenziamento «coerente e congrua» e parlano di «plurime circostanze e comportamenti incompatibili con i propri obblighi», in particolare violando «l’obbligo di mantenere il benessere organizzativo del reparto e atteggiamenti ispirati a principi di lealtà e trasparenza». La stessa Pedri, in alcune lettere, aveva esternato il suo disagio. In sintesi secondo il Comitato dei garanti la misura del licenziamento è «coerente proporzionata». Nessun atto illegittimo, secondo i garanti, neppure per quanto riguarda il Comitato stesso, nominato quando di fatto la decisione della Commissione disciplinare era già stata presa, tema sollevato con forza dalla difesa. I garanti sottolineano che il Comitato unico di garanzia è stato istituito nel 2013, è la nomina dei componenti che risale a settembre.
Le contestazioni e la difesa
Sono 17 le contestazioni mosse sulla base delle testimonianze raccolte di 110 dipendenti, tra medici, infermieri e ostetriche, tra questi ci sono anche sei ginecologhe che si sono rivolte agli avvocati Andrea de Bertolini e Andrea Manca e avevano parlato di «vessazioni mortificanti». Poi c’erano i turni «massacranti» e i colloqui nello studio del primario buio, «illuminato solo dalla luce da tavolo», aveva raccontato una ginecologa — o la richiesta di insonorizzare la porta, «ma per motivi di privacy», secondo la difesa. Accuse che la difesa ha sviscerato in più memorie corpose, ma che secondo l’avvocato Ferrante non sarebbero state tenute minimamente in considerazione dal Comitato dei garanti. «È un provvedimento che ci lascia molto perplessi — continua il difensore — hanno agito come se tutti i documenti che abbiamo portato non fossero di provenienza aziendale». Il legale si riferisce ai registri dei turni in sala operatoria che smentirebbero le accuse di alcune ginecologhe.
Il contenzioso si allarga
«Nessuno è stato allontanato o bandito dalla sala operatoria — continua il legale —, le deposizioni dei collaboratori sono smentite dai documenti, sono dichiarazioni raccolte senza un contradditorio nell’ambito di un’attività che non è prevista da alcuna norma di legge. Il ministero si rifiuta di consegnarci gli atti, siamo fuori dai confini legittimi. Adesso sarà l’Azienda sanitaria a doversi assumere le proprie responsabilità davanti a un giudice e provare le 17 contestazioni e se il Tribunale ci darà ragione pagare un corposo risarcimento».

Redazione

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