Cronaca

Giallo Mario Bozzoli, la reazione dei testimoni fa impazzire i giudici: “Basta siamo stanchi”

Giallo di Marcheno, un mistero lungo 6 anni. La sera dell’8 ottobre 2015 l’imprenditore Mario Bozzoli sparì nel nulla, nella fonderia di cui era proprietario insieme al fratello Adelio.

Ad oggi l’unica persona indagata, resta il nipote Giacomo accusato dalla procura di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e distruzione di cadavere. Una scomparsa ricca di ombre, come quella della morte di Beppe Ghirardini, operaio della fonderia di Bozzoli, e suo coetaneo trovato morto avvelenato da una pillola al cianuro accanto ad un ruscello nella zona di Ponte di legno in Valcamonica.

La ricostruzione

Secondo una prima ricostruzione, la sera dell’8 ottobre 2015, alle 19.11, l’imprenditore, come era solito fare, chiama la consorte le dice che va a cambiarsi e la raggiunge per cena. Ma sparisce e alle 23 la moglie Irene Zerbini corre nella fabbrica.

Le aprono alcuni operai, tra cui Beppe Ghirardini. Da lì apprende che dal forno di fusione dei materiali ferrosi s’è levata una fumata anomala e che l’impianto, bloccato dall'”alert”, è stato riavviato dallo stesso Ghirardini.

Il giorno dopo la signora sottoscrive un verbale in cui racconta che Mario “aveva paura” per una serie di “screzi con la famiglia del fratello”. Mentre la vita del fratello Adelio, e dei nipoti Giacomo e Alex, e i loro alibi, vengono analizzati, l’operaio addetto al forno scompare da casa. Se ne va mercoledì 14 ottobre, proprio nel giorno dell’interrogatorio già programmato con i carabinieri del colonnello Spina.

Monta sulla sua auto marrone in una mattinata di pioggia battente, con la bugia di una partita di caccia, e domenica 18 viene trovato rannicchiato su se stesso. Davanti ha dei fazzolettini e una capsula di cianuro. E cianuro, dice l’autopsia, ha anche nello stomaco: s’è ucciso, “senza subire alcuna costrizione fisica”, con un boccone avvelenato che usavano i cacciatori (non è più in commercio da tempo) per i cinghiali. I militari, mandati nei boschi, recuperano infatti i resti di un’altra fiala. Quella che non ha fatto effetto immediato.

Tante le ipotesi avanzate dalla Procura di Brescia sulla scomparsa dell’imprenditore bresciano della Valtrompia. Secondo gli inquirenti il presunto omicidio, si sarebbe svolto in un arco temporale tra le 19.13 e le 19.24 dell’8 ottobre 2015.

In seguito ad ulteriori indagini gli investigatori avrebbero riscontrato, che le telecamere di sicurezza poste all’esterno dell’azienda erano state spostate, per poi essere riposizionate cinque giorni dopo la scomparsa dell’ impresario.

Pochi giorni fa in un udienza tenuta online a causa della pandemia dell’emergenza coronavirus, la procura di Brescia ha chiesto il rinvio a giudizio per l’unico indagato Giacomo Bozzoli.

I giudici

«Siamo stanchi di sentire sciocchezze. Quello che dice non ha senso» è sbottato il giudice intervenendo durante la testimonianza di un amico di Giacomo Bozzoli dal quale l’imputato aveva ricevuto una sim card.

«Siamo davanti a comportamenti imbarazzanti di alcuni testi» ha ammesso in aula il pubblico ministero Silvio Bonfigli.

di Antonio Giannetti