Cronaca

“Mi fa male il cuore, chiedo perdono in ginocchio”: Parla l’autista che ha lasciato il bimbo al gelo

Autobus di linea sulla strada innevata delle Dolomiti bellunesi durante una nevicata

Il caso del bambino di 11 anni lasciato a terra alla fermata del bus a San Vito di Cadore, nel Bellunese, ha scatenato un’ondata di indignazione nazionale. Ma dietro il gesto, oggettivamente grave, c’รจ un uomo che oggi si dichiara distrutto. Si chiama Salvatore Russotto, 61 anni, originario di Agrigento ma trapiantato al Nord da quaranta anni. รˆ lui l’autista che lunedรฌ scorso ha negato la salita al piccolo studente a causa di un biglietto non valido.

In una drammatica intervista rilasciata a IlMattino.it, Russotto non cerca alibi per il fatto in sรฉ, ma svela un retroscena inquietante fatto di stress, insulti razzisti e carenze strutturali nella formazione del personale.


Le scuse e la notte insonne

“Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte”. Esordisce cosรฌ l’autista, ammettendo che, a mente fredda, avrebbe pagato di tasca sua quel biglietto piuttosto che sapere un bambino solo in strada con la neve. Russotto si dice pronto a scusarsi “anche in ginocchio” con la famiglia del ragazzino. Tuttavia, la narrazione dell’evento si intreccia con una condizione lavorativa definita “delirante”.

Il retroscena: “Insultato perchรฉ meridionale”

Cosa ha portato un uomo di 61 anni a perdere la luciditร  necessaria per tutelare un minore? Russotto racconta a Il Mattino di aver vissuto una mattinata da incubo. Prima dell’episodio del bambino, sarebbe stato vittima di un’aggressione verbale da parte di un passeggero. “Continuava a ripetere ‘i Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono’ perchรฉ ha sentito il mio accento”, spiega l’autista. Un episodio di razzismo territoriale che lo ha lasciato tremante e psicologicamente provato, tanto da aver chiesto aiuto al suo responsabile poco prima del fatto.

L’accusa all’azienda: “Nessuna formazione sui minori”

L’aspetto piรน allarmante emerso dall’intervista riguarda la gestione del servizio. Russotto, ex camionista passato al trasporto persone solo da due anni per la ditta La Linea (subappaltatrice di Dolomiti Bus), denuncia una totale assenza di preparazione specifica. “Quale formazione? Non ne fanno di nessun genere”, dichiara senza mezzi termini.

Secondo la sua versione, le direttive aziendali ricevute “a voce” erano tassative: invitare a scendere chiunque fosse sprovvisto di titolo valido. “Nessuno mi ha mai parlato di obblighi di custodia per i minorenni”, aggiunge, sottolineando come agli autisti venga chiesto di operare in condizioni difficili, spesso senza servizi igienici ai capolinea e con il terrore di aggressioni.

Mentre l’azienda ha disposto la sospensione cautelare e l’inchiesta interna prosegue, resta l’amarezza per una vicenda dove, a pagare il prezzo piรน alto, รจ stato il buon senso, schiacciato tra burocrazia e stress.

Il punto: L’episodio solleva interrogativi non solo sulla condotta del singolo, ma sulla gestione del trasporto pubblico locale e sulla formazione degli operatori che hanno la responsabilitร  di passeggeri vulnerabili.