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Home Cronaca

Giallo Saman, parla il carabinieri: “Ho provato a salvare”. Il racconto degli ultimi istanti di vita

by Pietro Di Marco
12/06/2021
in Cronaca
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Giallo Saman, spunta il video: “Cugini e zio con una pala tra le mani”
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Da IlCorriere.it

Pomeriggio del 22 aprile. Il maresciallo Pasqualino Lufrano, 50 anni, comandante della stazione dei carabinieri di Novellara, è qui, nel cortile davanti alla cascina in cui vive la famiglia pachistana degli Abbas. Davanti ha i genitori di Saman, Shabbar e Nazia, 44 e 48 anni. La ragazza 18enne è un passo indietro. Il padre dice che sua figlia «non vuole parlare con i carabinieri» e aggiunge che in famiglia sono felici di «riaverla a casa. Mia moglie piangeva sempre nel saperla lontana, nel centro protetto. Il matrimonio combinato? Una storia finita, non ci pensiamo più».
In caserma

Lufrano, investigatore di poche parole, attento, nota che sulla ragazza si posano spesso gli occhi di Nazia, troppo spesso. Siccome «non ho visto le condizioni di serenità per parlarle, decido di portarla in caserma, in un contesto più accogliente» racconta ora il militare nel suo ufficio, sotto la foto del capo dello Stato. Conosce Saman dall’estate, da quando scappò da Novellara per andare in Belgio e il padre ne denunciò la scomparsa. Poi l’ha seguita nella denuncia del matrimonio combinato da Shabbar in Pakistan per il 22 dicembre.

«Vieni con noi, devi firmare qualche carta» dice con un pretesto il maresciallo a Saman che l’11 aprile ha lasciato volontariamente il centro protetto nel Bolognese dove i Servizi sociali l’avevano trasferita. Lufrano viene a sapere di questo rientro il 20 aprile sera quando i Servizi sociali, diretti dal sindaco Elena Carletti, lo avvertono dicendogli che la giovane forse è a casa.

«Appena posso vado a controllare» risponde il maresciallo che intanto ha organizzato il blitz per la cattura di Fernando Russo, un poco di buono che in un bar ha sparato a un uomo che era lì con sua moglie e che poi è fuggito.

«Non ero tranquillo»
In caserma, Saman spiega di avere lasciato volontariamente il centro e chiarisce di voler stare a casa. Si sente al sicuro e vuole anche recuperare il suo passaporto che, lei dice, è rimasto in possesso del padre. «Ma io le chiarisco che non mi sentivo tranquillo», racconta il maresciallo. Non che sino a quel momento Saman fosse stata mai in pericolo di vita, questo no, «ma, per come si era comportato in precedenza, con la storia delle nozze, quell’uomo proprio non mi piaceva». La ragazza — «cocciuta e grintosa», nelle dettagliate carte degli assistenti sociali — ribadisce che vuole riprendersi il documento che per Shabbar era andato perduto. Ma perché questa volontà? «Voleva essere libera. E quel documento avrebbe potuto consentirle, lei sperava, di lavorare» dice asciutto il militare, palermitano, nell’Arma «da quando ero 17enne», padre di un figlio di 22 anni e una di 21.

«Qui non c’è nessuno»

Lufrano strappa a Saman la promessa di rientrare nel centro «se avessi accertato che il documento era in possesso dei genitori per appropriazione indebita». Al suo sì, il sottufficiale la riporta a casa e le chiede se può «avvertire anche i servizi sociali».

Lei acconsente. L’indomani, il 23 aprile, il maresciallo chiede al pm un decreto di perquisizione a casa degli Abbas. Lo stesso giorno chiama i Servizi sociali, domandando di trovare un posto in una struttura protetta per la ragazza. Gli rispondono che ci vuole tempo, bisogna individuarne una nuova. Sono le regole nel caso sia stata abbandonata quella in cui si era ospiti in precedenza.

Il 28 la Procura trasmette il decreto di perquisizione. Il giorno dopo l’assistente sociale che segue Saman comunica a Lufrano di aver trovato un posto: «Ma se ne parla per il 3 maggio». «È possibile prima?» insiste il militare. «No». I servizi sociali dicono di voler «avvertire la famiglia il 3», quando andranno a prendere la ragazza, «per non alterare gli equilibri» tra gli Abbas, sottolineano. E quando, contestualmente, sarà effettuata la perquisizione. Se il passaporto non fosse trovato, c’è la possibilità di duplicarlo, verrà detto a Saman. Che a quel punto potrà scegliere liberamente se tornare nel centro. Ma il 3 in casa gli assistenti sociali trovano soltanto lo zio e il fratello di Saman. I due raccontano che lei è tornata in Pakistan volontariamente. Lufrano non perde un attimo. E avvia le ricerche ipotizzando il sequestro. I giorni passano, ora si cerca un cadavere. Maresciallo, si poteva fare di più? Un sospiro, poi la risposta: «Io so che ho fatto tutto il possibile».

Pietro Di Marco

Pietro Di Marco

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