Cronaca

Omicidio Federica: quel messaggio sulla Nutella inviato mentre la schiacciava con la ruspa

Federica Torzullo Carlomagno insieme

La banalitร  del male ha un orario preciso e un testo agghiacciante. Tra le 7:40 e le 8:45 del mattino di venerdรฌ 9 gennaio, mentre ad Anguillara Sabazia si consumava l’atto finale di una tragedia familiare, un telefono vibrava. “Farcisci la crepe con la Nutella per il bambino”. Un messaggio di quotidianitร  materna, di dolcezza domestica. A inviarlo, perรฒ, non era Federica Torzullo, ma la mano del suo assassino, il marito Claudio Carlomagno.

รˆ questo il dettaglio che piรน di ogni altro restituisce la freddezza glaciale di un delitto che ha sconvolto l’opinione pubblica. In quegli stessi istanti in cui digitava quelle parole per tranquillizzare la suocera e depistare le indagini, il 44enne stava compiendo uno scempio sul corpo della moglie, utilizzando i mezzi pesanti della sua ditta per cancellarla dalla faccia della terra. Oggi, martedรฌ 20 gennaio 2026, รจ il giorno della veritร  scientifica: all’Istituto di Medicina Legale della Sapienza รจ attesa l’autopsia che dovrร  chiarire se Federica fosse giร  morta quando la benna dell’escavatore si รจ abbattuta su di lei.

La “tomba tecnologica”: ghiaia, fuoco e acciaio

Leggere le carte del decreto di fermo firmato dalla Procura di Civitavecchia รจ come scendere in un inferno di luciditร  criminale. Carlomagno non si รจ limitato a uccidere. Ha pianificato l’occultamento con la competenza tecnica del suo mestiere. Il corpo di Federica, uccisa probabilmente nella notte tra l’8 e il 9 gennaio nella villetta di via Costantino, รจ stato trasportato la mattina seguente nella sede della ditta di movimento terra dell’uomo.

Qui, Carlomagno ha scavato una fossa profonda due metri. Non una buca qualunque. Sul fondo ha steso uno strato di ghiaia drenante. Un dettaglio tecnico mostruoso: serviva a far defluire i liquidi della decomposizione e a trattenere i gas, impedendo che gli odori potessero attirare animali o passanti. Una “tomba ingegnerizzata”.

Ma non bastava. Secondo il PM, l’uomo ha infierito sul cadavere con un’azione definita di “tentativo di depezzamento”. Ha usato il mini-escavatore come un’arma, pressando il corpo sul fondo e colpendolo con la benna d’acciaio. I primi esami esterni parlano di ferite devastanti all’addome e di tagli netti, forse tentativi di smembramento o l’esito della compressione meccanica. Come ultimo oltraggio, ha tentato di dare fuoco ai resti (“azione di fiamma”), prima di ricoprire tutto con tonnellate di terra, livellando il terreno con un badile. Su quel badile, e sui comandi dell’escavatore, i RIS hanno trovato il sangue che lo inchioda.

Il riconoscimento impossibile e quei bracciali

Quando domenica i Carabinieri, guidati dalle tracce GPS e dalle confessioni mancate, hanno riportato alla luce il corpo, si sono trovati davanti a una scena straziante. Federica era irriconoscibile. Il volto era una “maschera di terriccio”, mummificato dalla pressione e dalla terra. I vestiti erano indistinguibili.

Per identificarla non รจ servito guardarle il viso, ormai cancellato dalla furia del marito, ma i dettagli del suo essere donna e madre. Sua sorella Stefania ha dovuto compiere l’atto piรน doloroso: riconoscere Federica dai suoi gioielli. I bracciali che portava sempre, la collana, il piercing all’orecchio sinistro. Piccoli oggetti scintillanti emersi dal fango che hanno urlato la veritร  che tutti temevano.

La scena del crimine “lavata” con la candeggina

Mentre il corpo giaceva sotto due metri di terra, nella villetta di via Costantino andava in scena la recita del “marito abbandonato”. Ma la casa parlava. Nonostante Carlomagno avesse pulito ossessivamente i pavimenti con la candeggina, la chimica forense ha rivelato l’orrore. Il Luminol ha illuminato tracce di sangue tra l’ingresso e le scale, e poi su, fino alla cabina armadio del primo piano.

Forse รจ lรฌ che Federica รจ stata aggredita. Il Procuratore Alberto Liguori ipotizza l’uso di un’arma bianca (un coltello o un attrezzo da lavoro) mai ritrovata, ma non esclude che la donna sia stata uccisa a mani nude, sbattendole la testa contro il muro. Sangue รจ stato trovato anche nell’asciugatrice: Carlomagno aveva lavato i suoi abiti da lavoro, ma le “tracce ematiche latenti” sono sopravvissute al lavaggio, trasformandosi in una prova schiacciante citata nel decreto di fermo per giustificare il pericolo di fuga e l’inquinamento probatorio.

Il movente: “O mia o di nessuno”

Perchรฉ tanta ferocia? Cosa trasforma un marito e padre in un distruttore di corpi? Il movente, nero su bianco nel decreto, รจ antico e terribile: il possesso. La coppia viveva da separati in casa. Federica aveva detto basta. Il 12 dicembre si era rivolta a un avvocato per avviare le pratiche della separazione. Aveva ripreso in mano la sua vita, coltivava una nuova relazione affettiva, guardava al futuro.

Carlomagno, descritto come un uomo privo di solidi legami affettivi al di fuori della famiglia, non ha accettato la fine del suo controllo su di lei. L’odio รจ montato giorno dopo giorno, nutrito dalla presenza di lei in quella casa che non era piรน un nido, ma una prigione, fino all’esplosione di violenza della scorsa settimana.

Il silenzio in carcere e l’attesa dell’autopsia

Oggi Claudio Carlomagno รจ un uomo solo in una cella del carcere di Civitavecchia. Ieri, davanti ai PM che chiedevano risposte, ha scelto la via del silenzio, avvalendosi della facoltร  di non rispondere. Una strategia difensiva che probabilmente manterrร  anche davanti al GIP per la convalida del fermo.

Ma se lui tace, sarร  il corpo di Federica a parlare oggi. L’anatomopatologo dovrร  stabilire la causa esatta della morte e, soprattutto, l’orario. Se l’autopsia dovesse rivelare che Federica era ancora viva quando รจ stata portata nel campo e colpita dalla ruspa, la posizione di Carlomagno si aggraverebbe ulteriormente, trasformando l’omicidio in una tortura. Intanto, resta l’eco di quel messaggio sulla Nutella: l’ultimo, cinico inganno di chi credeva di poter cancellare una vita con un colpo di benna.